INVIATO CITTADINO Porta Sant’Angelo al buio… e i ladri entrano in casa, mettendo tutto a soqquadro

È capitato a una nota anglista che risiede nella parte alta del Borgo d’Oro

Porta Sant’Angelo al buio… e i ladri entrano in casa, mettendo tutto a soqquadro. È capitato a una nota anglista che risiede nella parte alta del Borgo d’Oro, dietro al Cassero. È la discendente di uno stimato filosofo e intellettuale, per anni docente al Mariotti, al cui nome si attende l’intestazione di una via. Racconta la signora: “Da luglio i lampioni della via dove abito, fuori Porta Sant'Angelo, sono spenti. Da luglio ho ripetutamente segnalato il guasto, sia al Comune che alla ditta privata, concessionaria dell’appalto per badare all’illuminazione pubblica. Anche in questo caso, senza alcun risultato”. Ma non basta: “Ho scritto, ho telefonato, ho riscritto e ritelefonato, ma niente: le luci continuano ad essere spente”.

Segue una precisazione, non marginale, sullo stato dell’arte della zona: “Molto isolata e frequentata da tossici e spacciatori, per cui dover tornare a casa nel buio più totale fa un po’ paura”. Non ottenendo risposta né l’auspicato intervento, la signora non demorde e invia al Comune delle mail nelle quali rappresenta questa circostanza di elevato pericolo a carico delle persone. Quindi il fattaccio: “Mentre io e mio marito eravamo fuori casa, sono entrati i ladri, forzando una porta sul retro. Per fortuna era in casa mio fratello, per cui, dopo aver buttato all’aria due camere da letto, evidentemente disturbati, i malviventi sono scappati senza rubare niente”. E il rischio corso dal fratello, noto sociologo e docente, uomo di grande cultura e assoluta mitezza? Per fortuna non gli hanno fatto del male.

La constatazione, perfino ovvia, è la seguente: “È chiaro che ladri e malviventi di vario tipo si sentono al sicuro in una strada priva di illuminazione come nel medioevo. Anzi, nel medioevo avevano le torce”. Poi la chiusa ironica: “Chiederò ufficialmente al Comune di Perugia di ripristinare almeno l'uso delle torce”. Inutile dire che la solidarietà espressa da amici e conoscenti è assoluta e incondizionata. Un noto pianista e storico della musica commenta: “Nel medioevo impiccavano i ladri”. Un’amica propone: “Sciopero fiscale finché non si ottiene il servizio... Oppure incaténati al portone del Comune”.

A fare il buon peso, la signora, che è anche nostra amica, aggiunge: “I lati del cassero sono cinti da transenne da 5 anni (foto), i prati sono una giungla, la cinta muraria del Trecento è coperta da coltri di edera, con pini e fichi che spuntano qua e là. I bei sedili in mattoncini che accompagnavano il percorso delle mura sono distrutti da tempo”. Per onestà – e perché nella sua protesta non si legga pregiudizio ideologico – mi scrive: “Tieni conto, comunque, che il disinteresse per questa zona non è recente, ma risale agli ultimi vent’anni”.

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Il che non vuol dire “tutti colpevoli, nessun colpevole”. Ma è una giusta precisazione di responsabilità per l’abbandono da parte delle amministrazioni, pur diversamente colorate. Il marito, noto poeta e apprezzato astrofisico, propone un’amara riflessione sulla condizione della tenuta delle strade. Ma questa è un’altra (non meno grave) lacrimabilis historia.

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