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INVIATO CITTADINO Legge elettorale, schede e sondaggi: a Perugia c'è chi ha tentato di spiegare

Benedette schede: chi ci capisce è bravo. Per ovviare – almeno in parte – alla “insostenibile pesantezza dell’esistere” del nuovo sistema elettorale, l’Associazione “Vivi il Borgo” ha organizzato, in San Matteo degli Armeni, un doppio appuntamento, tenutosi in stretta successione

Benedette schede: chi ci capisce è bravo. Per ovviare – almeno in parte – alla “insostenibile pesantezza dell’esistere” del nuovo sistema elettorale, l’Associazione “Vivi il Borgo” ha organizzato, in San Matteo degli Armeni, un doppio appuntamento, tenutosi in stretta successione.

In primis: un tentativo (pare “riuscito”) di penetrare nei recessi della logica che presiede alle nuove regole. Subito dopo, la presentazione di un libro fresco di stampa e di sicuro valore.

Alla presenza di un cospicuo gruppo di cittadini interessati, l’autore del libro, Giovanni Di Franco (insegna Metodologia e tecnica della ricerca sociale, presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Sapienza di Roma), ha esplicitato le dinamiche che disciplinano le modalità di voto e le relative conseguenze parlamentari in termini di rappresentanza.

Di Franco ha risposto alle domande di quanti nutrivano imbarazzi e perplessità. Tutto chiaro? Speriamo di sì. Ma non si può certo dire che questa legge sia limpida e lasci agli elettori piena libertà di scelta. Quindi è stato presentato il volume, dello stesso Di Franco, dal titolo “Usi e abusi dei sondaggi politico-elettorali in Italia. Una guida per giornalisti, politici e ricercatori”, edito da Franco Angeli per la collana “La cassetta degli attrezzi”. La tesi del libro è che, in Italia, i sondaggi politico-elettorali sostituiscono, con cadenza quasi quotidiana, il voto reale degli elettori con l'opinione virtuale di un piccolo campione di intervistati.

Ma qual è l’uso che se ne fa?

Interviene il circuito mediatico che rilancia i sondaggi e dà loro sembianze di realtà.

È un male solo italiano?

No: accade anche all’estero. A diversi decenni dalla loro diffusione sui mezzi di comunicazione di massa, nel nostro Paese manca una cultura dei sondaggi che consenta un approccio responsabile e un uso consapevole di questo strumento di rilevazione dell'opinione pubblica.

Sondaggista come “stregone/divinatore”?

In realtà, nessun sondaggista – in modo esplicito – afferma che i sondaggi possono essere usati per prevedere gli esiti elettorali. È chiaro che si tratta di meri strumenti, in grado di esprimere correttamente solo le intenzioni di voto, sulla base della risposta, fornita a una certa data, da un campione di intervistati.

Ma, dunque, i sondaggi dicono il vero, o no?

Molto spesso la "colpa" del fallimento dei sondaggi sta più negli occhi di chi li analizza che nel lavoro di chi li fa.

Che significa?

Vuol dire che la parte vista quale vincente li considera come l'oracolo di Delfi e li assume come verità oggettiva. Anche perché questo fa molto comodo e fa transitare l’idea di un probabile successo.

E gli altri?

Chi si trova in difficoltà, perché viene dato come perdente, li denuncia come strumento di manipolazione e di strumentale propaganda al servizio della parte avversa.

La verità dove sta?

Pochi  sembrano sapere che i sondaggi politico-elettorali non sono strumenti di previsione e, soprattutto, sono esposti a diversi tipi di errori. Experientia docet.

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