Giovedì, 13 Maggio 2021
Cronaca Centro Storico / Corso Pietro Vannucci

INVIATO CITTADINO È stato l’“umbro-ungro” Jano, l’unica e vera novità della Fiera di Pasqua

Jano vive fabbricando strumenti musicali antichi o di sua invenzione, validamente affiancato dal figlio adolescente che dalle galle di quercia (per noi “pallucche”) tira fuori oggettini sfiziosi

È stata l’“umbro-ungro” Jano, l’unica e vera novità della Fiera di Pasqua che si è fruttuosamente dipanata per l’acropoli, con grande concorso di gente. “Jano come Giano, la divinità bifronte del mondo classico”, precisa. La sua appartenenza all’ethnos ungherese fa il paio con una rivendicata identità umbra di cui va fiero. “Vivo a Costacciaro… ma sulla carta – racconta – perché, in realtà, sono l’ultimo giramondo”. 

Jano vive fabbricando strumenti musicali antichi o di sua invenzione, validamente affiancato dal figlio adolescente che dalle galle di quercia (per noi “pallucche”) tira fuori oggettini sfiziosi. Ma entrambi usano anche pezzi di canna, lumache e tanto altro che fanno suonare alla grande. E poi legni di vario tipo per realizzare tanti strumenti a corda, a fiato e a percussione, coi quali offrono un saggio di musica etnica di vari Paesi del mondo. E pure attaccapanni e oggetti d’arredo e da cucina.

Attorno alla loro bancarella c’è il pienone a flusso continuo: una suonata e un’affabulazione. Vendono pure: certamente. Anche oggetti intagliati con maestria da loro stessi: valligiani che vivono alle falde del monte Cucco.

Jano, vestito da alto atesino, parla una lingua italiana con accento tra tedesco e ungherese. Quando gli chiedi la sua vera origine, si schernisce dicendo: “Non ho mai domandato alla mamma di dove fosse mio padre”. Jano è cittadino del mondo. Lui e il ragazzo fanno atmosfera, definendosi artigiani, artisti di strada, girovaghi ma, soprattutto, “portatori di cultura”.

In senso antropologico? Chiediamo. “Macché: in senso umano”, risponde.

Il ragazzo va a scuola? “I ragazzi li educhiamo da soli. Poi, annualmente, vengono sottoposti a un esame esterno che ne verifica la preparazione. Sono sempre promossi alla grande!”.

Come mai è venuto a Perugia? “Mi ha invitato Marco Brilli che ha intuito la forza di aggregazione che può avere la nostra presenza. Non una semplice curiosità, ma momenti di spettacolo, di animazione, di musica, di cultura”.

Avete pagato la tassa di occupazione?

“Sono forse l’unico che, diversamente dagli altri, non paga per stare qui. Mi hanno invitato e sono ospite”.

Come ricambia?

“Offrendo affabulazione, spettacolo e oggetti di raro artigianato”.

Il suo stand era collocato all’inizio di via Fani “proprio di fronte all’ingresso del palazzo comunale”, ci tiene a precisare. Una posizione certamente privilegiata.

Poi Jano attacca ancora una suonata di musica celtica “a modo suo”, soffiando su uno strano “archibugio” a zucca e battendo col plettro su uno strumento a corde. Il ragazzo, prima timidamente, poi più convintamente, lo asseconda con percussioni su strumentini da lui creati.

Tanta curiosità, tanta attenzione, qualche piccolo affare. Meraviglia, e suscita ammirazione, la vista di un padre e di un figlio che, anziché perdersi, si ritrovano uniti – con complicità e amore – per le strade del mondo. E, fra le tante, sull’ospitale acropoli perugina, carezzati dal vento di casa nostra.

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