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Invalido dopo intervento per un'ernia al disco: “Io costretto alla sedia a rotelle, voglio giustizia”

“Ero un uomo sportivo, pieno di vita e di interessi, viaggiavo spesso in Brasile dove avevo una compagna, insomma, ero sano e con una gran voglia di vivere, fino all'intervento che mi ha cambiato la vita"

Invalido dopo un intervento dell’ernia al disco, impossibilitato a deambulare, costretto ad avere un’assistenza per svolgere tutte le incombenze di casa. “Ero un uomo sportivo, pieno di vita e di interessi, viaggiavo spesso in Brasile dove avevo una compagna, insomma, ero sano e con una gran voglia di vivere, almeno fino all'operazione”. Sono queste le parole di un pensionato perugino, che per raccontarci la sua esperienza (e ora la sua sete di giustizia), ci fa accomodare nel suo appartamento e – documenti alla mano –ripercorre l’iter sanitario che lo ha portato alla sedia a rotelle.

Tutto ha inizio nel 2004: lui, che da trent’anni fa l’infermiere, si accorge subito che quei dolori alla gamba che gli impediscono di svolgere la normale attività quotidiana, potrebbero essere il campanello d’allarme di un ‘ernia. E così, nel 2005, si sottopone a un primo intervento chirurgico di laminectomia e fomaminectonia “per ernie disco lombari in canale lombare stretto”. E questo, nonostante il parere negativo di un medico nel 2004 che- a causa di una fibrosi diffusa -evitò di sottoporlo all’intervento. A seguito dell’operazione, il pensionato inizia ad avere un aggravamento della situazione: “Le mie condizioni stavano peggiorando, non miglioravo, e così nel 2010, data la mia preoccupazione, decisi di fare una visita specialistica a Bologna. Qui i medici mi sconsigliarono di sottopormi a un’altra operazione visti gli elevati rischi operatori”.

Arriva l’anno del 2011, quando inizia per l’uomo un vero e proprio calvario: “Fui ricoverato in un altro ospedale dell’Umbria per alcuni accertamenti clinici; mi dissero che dovevo sottopormi a un altro intervento di erniectomia L4-L5 con forominotomia, eseguito nella stessa struttura circa un mese dopo e questo nonostante il parere opposto dei medici di Bologna”.

Con questo secondo intervento le condizioni sarebbero iniziate ad aggravarsi ulteriormente in maniera irrimediabile, tanto da causargli una paraparesi degli arti inferiori. Un aggravamento del quadro clinico, confermato anche dalla relazione clinica stilata da un medico dell’ospedale di Perugia. “le conseguenze dirette dell’operazione sono rappresentate da una paraparesi degli arti inferiori con un danno biologico permanente al 75%”.

“Chiedo solo che mi venga riconosciuto il danno, i tentativi stragiudiziali non sono andati in porto e ora tramite i miei legali  voglio giustizia”. La vicenda deve maturare in sede civile, ma l’uomo è pronto a dar battaglia. "Vivo con una pensione, devo pagare un'assistenza che mi aiuti a fare tutto, non esco più di casa e dopo tutti questi anni vorrei vedermi riconosciuto ciò che mi spetta. Senza quel secondo intervento, ora non sarei sulla sedie a rotelle". 

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