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La psicologa Laura della Ragione

La psicologa Laura della Ragione

L'INTERVISTA a Laura dalla Ragione: "Dall'anoressia e bulimia si può uscire "

È uno dei mali più oscuri dell'anima; colpisce bambini, adulti, uomini e donne di qualsiasi classe sociale. Ma se ne può uscire. Ecco come secondo la fondatrice del "Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Palazzo Francisci" della USL 2 di Todi

È un tunnel di dolore, disagio profondo, ossessioni, quello che comunemente vive chi soffre di un disturbo alimentare; è un male subdolo, che attaglia prima la mente e poi il corpo, in un graduale allontanamento dal senso della realtà, dagli altri, da se stessi.

Le “patologie dell’anima”, che colpiscono, solo in questa regione circa 10mila persone, sono in costante e preoccupante aumento, con conseguenze devastanti se non curate in maniera tempestiva. Noi di PerugiaToday, ne abbiamo parlato con una delle massime esperte in tema di disturbi alimentari, la Dott.ssa Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, e  fondatrice del “Centro Disturbi del Comportamento Alimentare Palazzo Francisci” della USL 2 di Todi.

Che tipo di patologie vengono identificate nella classificazione del DCA (Disturbo del comportamento alimentare)?  “Più che di patologie, parlerei di vere e proprie malattie dell’anima, e riguardano in particolar modo l’anoressia nervosa, (rifiuto del cibo) la bulimia (rigurgito volontario del cibo) e il disturbo da abbuffate compulsive. La bulimia è comunque la malattia più diffusa, ne soffre un 70% di persone affette da DCA”

Qual è la fascia d’età più a rischio? “Da dieci anni a questa parte, si è abbassata in maniera preoccupante l’età d’esordio  dei disturbi alimentari, nell’arco di questo tempo, siamo passati da una media di pazienti di15/16 anni, a bambini di 8/9 anni. C’è inoltre un fattore contemporaneo che riguarda un esordio della malattia in età adulta: ci sono oggi persone di 40, ma anche 50 anni che ne soffrono”.

C’è quindi una certa correlazione tra la crisi (economica, sociale), e tutto ciò che comporta (perdita di sicurezza, di punti fermi, di valori) in cui vessa la società, e un aumento dei disturbi alimentari, anche in età adulta…  “Assolutamente si, c’è inoltre un cambiamento epocale anche per quanto riguarda l’offerta del cibo, divenuto ormai ossessivo. Si pensi alla quantità di canali televisivi che oggi gli vengono dedicati, e un massiccio incremento dell’industria delle diete; onnipresente e la maggior parte delle volte pericolosa, con tutta quella variegata offerta di pillole che promettono dimagrimenti anche mentre si dorme! Si assiste quindi ad una confusione totale: da una parte l’offerta di cibo sempre più smaniosa, dall’altra rimedi posticci per eliminare i kg di troppo. È un messaggio assolutamente deviante e sbagliato”. 

Che tipologia di fattori gioca sull’insorgere dei disturbi alimentari? “Questo tipo di disturbi sono in genere multifattoriali, possono basarsi su una determinante psicologica, come la vulnerabilità genetica, o sul fattore culturale:  storia dell’alimentazione del singolo e della famiglia, o eventi traumatici, ad esempio violenze o gravi lutti. È importante sottolineare che non esiste più una correlazione tra malattia e classe sociale; se nel passato si pensava che solo in certi ambienti esistessero anoressia e bulimia, (si veda il caso delle modelle), ora non è più così; colpisce indistintamente”.

E a proposito di questo, nel suo libro “I Giganti d’argilla. I disturbi alimentari maschili”, pone una riflessione su un argomento ancora celato da ombre e poca informazione al riguardo, l’anoressia e la bulimia maschile…  "Da una parte, è in costante aumento del 10% rispetto a dieci anni fa, con un 20% di casi nella fascia dai 13 ai 17 anni, ma dall’altra, è ancora una realtà sommersa, poco conosciuta. Da sempre considerata una malattia dell’universo femminile, quindi di genere, è più difficile oggi riconoscere maschi anoressici o bulimici, e intervenire  tempestivamente, c’è ancora insofferenza nel parlarne, e nell’ammettere che esista.  Ma esiste, soprattutto nel mondo dello sport, con l’ossessione della forma fisica, della massa muscolare, dell’iperattività sportiva: la bigOressia, uno dei nuovi focolai da cui parte il disagio, nascosto tra le pieghe di una cultura fisica maschile patologica".

La famiglia gioca un ruolo attivo nella malattia?  "Chi è affetto da disturbi alimentari, tende a non vedere il proprio malessere fisico e mentale. La famiglia assume in tal caso un ruolo attivo nel riconoscere i sintomi, e giocare sul fattore della precocità, (prima si interviene, meglio è) collaborando inoltre con i terapeuti nel percorso riabilitativo". 

Il “Centro Disturbi Alimentari” di Todi, considerato il fiore all’occhiello della sanità regionale nella cura di suddette patologie, pone al centro del suo interesse l’uomo e la propria esistenza, adottando un approccio multidisciplinare. Ci può  spiegare questo innovativo metodo?  “Nel passato si tendeva, e si tende ancora, a curare i disturbi dell’alimentazione da un solo punto di vista: o dallo Psicologo, o dal Nutrizionista. Una visione multidisciplinare nel percorso riabilitativo, attacca la malattia a 360 gradi. Un team specializzato e composto dal terapeuta, dal nutrizionista, dallo psicologo, dal filosofo, consente di aiutare anima e corpo contemporaneamente e in maniera efficace, oggi le probabilità di guarire, senza ricadute, dall’anoressia, sono dell’80% circa”. 

C’è abbastanza informazione nelle scuole? “Rispetto a qualche anno fa si, ma occorre fare di più. Con la nostra associazione “Mi  fido di te”, stiamo facendo campagne di sensibilizzazione nelle scuole, lavorando su  tre livelli: con professori e genitori facciamo incontri di prevenzione, con i ragazzi  parliamo di formazione. Con loro si lavora soprattutto nella formazione, parlando dei  fattori a rischio a monte dei disturbi".

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