INTERVISTA | "Quel rave andava fermato". Carlo Pagnotta spara ad alzo zero sulla circolare Gabrielli... e tanto altro

“Perché se la prendono solo col Jazz? Il virus è pericoloso solo a Perugia?"

Incomprensibile severità solo contro il Jazz. Quel rave andava fermato. Carlo Pagnotta spara ad alzo zero sulla circolare Gabrielli e sull’inspiegabile comportamento, nel merito, da parte delle autorità di pubblica sicurezza. E non usa il fioretto, ma la sciabola. O piuttosto il lanciafiamme. Chi lo conosce sa bene che Pagnotta non ha peli sulla lingua e che, se gli gira, più che tirar fuori sassolini dalla scarpa, rovescia massi contro gli avversari. O spara col bazooka, senza paura e timori reverenziali.

“Qui si adottano due pesi e due misure. È inaccettabile l’idea di fare figli e figliocci. Non ci sto”, sbotta senza mezze misure. Uno sfogo al calor bianco che arroventa la cornetta del telefono, col guru della musica jazz che sembra un fiume in piena. All’Inviato Cittadino che chiede: “Mi autorizzi a scriverlo?”. Risponde: “Virgolettato, parola per parola!”.

A Carlo Pagnotta brucia l’onta dei torti ricevuti da ‘August in Jazz’, una sua creatura, partorita con enormi sforzi e ingiustamente penalizzata. E si irrita ancora di più dopo la notizia del rave party, piombato sulla comunità folignate e, in definitiva, spacciato come evento “quasi” lecito, sebbene non autorizzato.

Perché “Quasi”? “Perché nessuno ha fatto niente per impedirlo, né per reprimerlo, come era ragionevole fare”. Sbotta: “Ho dichiarato già in altre occasioni di trovare assolutamente ridicola la Circolare Gabrielli. I cui effetti hanno comportato uno schieramento, inusuale e immotivato, di blindati e forza pubblica, da piazza Danti al corso nei giorni di ‘Jazz in August’. Roba da guerra civile”. Il riferimento palese è al servizio d’ordine i cui componenti superavano (sostiene Pagnotta) di numero gli spettatori seduti.

Esclama, fuori dai denti: “C’erano più controllori che controllati. Abbiamo accettato qualsiasi condizione, tenendo conto dell’eccezionalità della pandemia. Ma stavolta, con l’indifferenza al rave di Foligno, abbiamo ampiamente superato la soglia del ridicolo. Perché il rigore a senso unico è una prepotenza che non intendo subire. Ho l’età giusta, l’esperienza e la cultura per non dover ingoiare rospi di sorta”.

E veniamo nello specifico alla questione del rave sopra Foligno. I toni diventano, se possibile, ancora più tosti. “Non si capisce come, malgrado l’allerta del sindaco di Foligno, nulla si sia mosso. Dov’erano il prefetto e il questore? Perché non hanno bloccato quell’evento che si è dipanato per ben tre giorni, fino alla mattina del 17 agosto? Una distrazione colpevole. Non tocca girarsi dall’altra parte e guardare solo a Perugia”.

Quanto alla droga, poi! “Se poi vogliamo appuntare l’attenzione sul fenomeno droga, è ben noto che i rave sono l’apoteosi dello spaccio e del consumo. Prova ne sono gli episodi di giovani in condizioni di malessere durante, o al termine di quegli avvenimenti”. Ordine pubblico e pandemia. “Oltre 2000 persone, venute da ogni luogo, perfino dall’estero, non passano inosservate. Siamo seri! Non mi si venga a dire che hanno trascorso tre giorni di sballo a Pale nel rispetto delle norme anti Covid!”. Da noi niente spaccio, né malori. “A Perugia non è accaduto niente del genere. E non solo per la presenza di forze di sicurezza, ma perché la droga è un fenomeno che col jazz ha poco o niente a che vedere”.

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Per chiudere: “Perché se la prendono solo col Jazz? Il virus è pericoloso solo a Perugia? Peraltro, c’è da aggiungere che i giorni di ‘August in Jazz’ erano tranquilli sotto il profilo dei contagi, mentre in questi tre giorni la recrudescenza è stata confermata dalle statistiche”. Conclusione? “Non ci sto a dover subire il rigore a senso unico”. Posizione netta e inconfutabile. Pensatela come volete, ma il ‘Vangelo’ di Pagnotta è questo. La parola alla difesa degli ‘accusati’. Aspettiamo le repliche.

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