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INTERVISTA Damiano Stufara: "Farmaci alla marijuana in Umbria? La svolta è partita..."

PerugiaToday.it ha intervistato per i suoi lettori il capogruppo di Rifondazione Comunista Damiano Stufara, il primo, in Umbria, a proporre un progetto di legge sull'uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi

Un polverone di polemiche, ma anche il primo e vero tentativo di introdurre in Umbria l’utilizzo, a scopo terapeutico, della Cannabis  e dei suoi componenti (detti cannabinoidi, come il THC). Un diritto dei malati, perché i benefici sono molti in diverse patologie, dalla terapia contro il cancro alla sclerosi multipla. Ne abbiamo parlato con Damiano Stufara che spiega come “L'equiparazione tra sostanze di natura differente –  ha prodotto in questi anni una criminalizzazione senza precedenti di ampi strati della popolazione, impedendo al contempo una seria riflessione sull'uso personale della cannabis e sulla funzione che può svolgere in ambito terapeutico”.


Lei si sta battendo molto per far approvare la proposta di legge sull’uso terapeutico della Cannabis, con tanto di presentazione della legge in Commissione. Si è ad un punto di svolta?
“Dopo mesi in cui l’attenzione delle forze politiche era molto bassa, in queste ultime settimane si stanno determinando fattori di consapevolezza che giungeranno sicuramente alla fase conclusiva”
Perugia, che vessa nell'indignazione di uno dei più alti tassi di mortalità per overdose in Europa, avrebbe bisogno di un messaggio corretto che non vada a discapito del triste primato. Cosa vuol dirci a tal proposito?
“L’informazione corretta sulla nostra proposta di legge, è uno strumento essenziale per far capire anche ai cittadini che non si sta parlando di legalizzare le droghe leggere, ma di introdurre nel sistema sanitario, i farmaci a base cannabinoide per la cura di patologie. In questo senso, ci si sta battendo innanzitutto per la libertà decisionale di chi è affetto da gravi malattie, per la qualità di vita del paziente, e anche per la democratizzazione dei diritti dei pazienti. Non tutti possono accedere per vie legali alla reperibilità dei farmaci a base di Cannabis, inoltre a volte l’iter per procurarseli è complesso. È questo il nodo cruciale della questione: libertà di cura del paziente, e la libertà del medico di prescrivere, quando necessario, questo tipo di terapie, non è, ripeto, legalizzare droghe leggere”.
 

La legge Fini/Giovanardi, è stata forse una delle principali cause nel “demonizzare” tra la popolazione, quelli che sono gli effetti benefici della Cannabis, quasi una sorta di “censura” nel far emergere le voci “dei diretti interessati” e mi riferisco alle persone affette da malattie che hanno trovato nella terapia a base cannabinoide, una qualità di vita migliore..
“Si è vero, non è stata troppo ascoltata la voce dei malati che ricorrono a questo tipo di terapie trovando dei vantaggi e dei miglioramenti sulla qualità di vita, ma da dieci anni a questa parte, c’è stato un approccio di tipo “ideologico” sulla questione delle droghe leggere, impedendo un confronto per far emergere i punti di verità.
Abbiamo anche presentato un’assemblea pubblica in cui hanno partecipato pazienti che utilizzavano farmaci a base di Cannabis, e le loro testimonianze sono preziose per sdoganare certe vecchie convinzioni.
I farmaci oppiacei vengono utilizzati da anni nella cura del dolore e di altre patologie nel nostro sistema sanitario. Un farmaco a base di cannabis, che non risente di una sintesi chimica, ma è naturale, produrrebbe inoltre un vantaggio in termini economici sul sistema Sanitario Nazionale”.
Esistono documentazioni scientifiche che consolidano i benefici derivanti dall’uso della Cannabis?
“Assolutamente si, è stato, studiato e comprovato come molteplici patologie potrebbero richiedere l'uso di farmaci che contengono i principi attivi della Cannabis e dei Cannabinoidi, inoltre in alcuni paesi europei l'uso medico della cannabis è ormai completamente o quasi completamente legale. In Italia qualcosa si sta muovendo, in  regioni come il Friuli Venezia Giulia e Veneto, ma anche in Liguria e Toscana si sono messi in moto dei processi politici che hanno portato all'approvazione delle leggi per garantire ai malati l’accesso a questa possibilità terapeutica. E in alcuni casi sono state approvate all’unanimità. È questo l’auspicio che ci auguriamo per la nostra Regione”.
Come mai in Italia, nonostante l’informazione della comunità scientifica sui benefici della Cannabis, il suo uso terapeutico abbia incontrato tante resistenze?
“Il dibattito politico ha indirizzato l’opinione pubblica su un falso moralismo, ed anche, diciamo, su un certo opportunismo.
Approvare le cure a base cannabinoide, significherebbe un evolversi, in termini di civiltà, della libertà del paziente di poter migliorare la qualità della sua vita. E questa è la questione più importante su cui tutti dovremmo riflettere”.

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