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L'INTERVENTO Laffranco: "Renzi affossa le Banche di Credito Cooperativo per favorire gli amici"

di Pietro Laffranco* deputato Forza Italia

Il decreto emanato dal Governo sulle misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo rappresenta un vulnus delle prerogative del Parlamento e delle norme costituzionali che lo regolano. Il decreto almeno per quanto riguarda la parte della riforma del credito cooperativo, è una riforma strutturale del comparto e per cui i requisiti di urgenza sono totalmente assenti, visto che il Governo se ne sta occupando da mesi ma l’ha rinviata di settimana in settimana. 

Oltre a mancare il requisito d’urgenza il decreto viola varie norme costituzionali. Ad esempio si consente  alle banche di credito cooperativo che hanno un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di evitare “l'incorporazione” da parte della holding capogruppo, pagando una sorta di imposta straordinaria forfettaria pari al 20 per cento delle proprie riserve. Perché soltanto quelle banche e non tutte?? C’è una evidente disparità di trattamento tra le banche di una dimensione rispetto a quelle di un’altra. Ma la parte più profondamente incostituzionale di questo decreto è quella che di fatto mina alla radice la tutela del modello cooperativo consentendo attraverso il meccanismo delle way out, a poche fortunate banche, alcune delle quali ubicate proprio in Toscana, di trasformarsi in S.p.A. senza devolvere il proprio patrimonio ai fondi mutualistici e oltretutto rendendo divisibili le riserve con il pagamento di quella imposta forfettaria pari al 20 per cento. 

La riforma, che avrebbe dovuto consentire la costruzione del terzo gruppo bancario italiano, nasce viziata per favorire una serie di piccole banche che hanno un indirizzo preciso: Palazzo Chigi. 

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