L'INTERVENTO Coronavirus, non è detto che andrà tutto bene, ma evitiamo che vada peggio

Pubblichiamo l'intervento dello scrittore-giornalista perugino Matteo Grandi sulla crisi, sugli scenari e sulla retorica del tutto andrà bene. Un punto di vista differente, colto e rispettabile che offriamo ai nostri lettori per riflettere, e ne abbiamo di tempo, sul dopo Coronavirus

Pubblichiamo l'intervento dello scrittore-giornalista perugino Matteo Grandi sulla crisi, sugli scenari e sulla retorica del tutto andrà bene. Un punto di vista differente, colto e rispettabile che offriamo ai nostri lettori per riflettere, e ne abbiamo di tempo, sul dopo Coronavirus. 

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matteo-grandi-2di Matteo Grandi

Quando finirà? Il dubbio oggi è più legittimo che mai. Siamo grandi, grossi e vaccinati (non al Coronavirus purtroppo) e illuderci come bambini non avrebbe senso. È arrivato il momento di guardare in faccia la realtà. Perché, mi dispiace per la retorica dell'ottimismo, ma non andrà tutto bene e questa storia non finirà il 3 aprile. E allora quando?
In fondo dal quando dipenderà anche il come. Più si protrae questo lockdown più difficile sarà risollevarsi. Confinati a casa da un nemico subdolo e invisibile, prigionieri di una sorta di b-movie che sembra scritto da Stephen King e girato da Checco Zalone, quanto potremo resistere? E non parlo soltanto della tenuta emotiva e psicologica, ma di tutte le conseguenze economiche e sociali che dovremo affrontare finita l'emergenza.

A oggi ci sono soltanto tre prospettive: il momento in cui la curva dei numeri del contagio inizierà a decrescere, il caldo (anche se è tutto da dimostrare che un rialzo delle temperature possa frenare il virus e su questo gli scienziati non si sbilanciano) e l'arrivo di un vaccino, l'unica cosa che permetterà di sigillare questo incubo con la parola "fine".
E, fra le tre, il vaccino è la prospettiva più lontana. Si parla della fine dell'anno, se saremo fortunati. E nel frattempo? L'Europa è blindata, Schengen è saltata, il patto di stabilità naufragato e noi oggi non possiamo neppure immaginare che mondo ritroveremo là fuori quando questa fase sarà superata. Forse rinunciando alla nostra visione antropo-centrica dell'Universo potremmo persino leggere tra le righe di questa storia un messaggio da parte del pianeta: l'aria è più pulita, i cigni si riaffacciano sui Navigli, la Natura si riprende i suoi spazi... Ma noi nel frattempo dovremo abituarci a un nuovo modo di vivere, convivendo con un nemico invisibile e con tutta una serie di limitazioni.

Le nostre vite non saranno più le stesse. Cambieranno la nostra socialità e le nostre abitudini. Trump sostiene che sarà pandemia fino ad agosto. Una scadenza temporale troppo lontana per essere sostenibile in queste condizioni. Perché è vero che in questa fase acuta si sta facendo di tutto per salvare vite e non mandare al collasso il sistema sanitario, ma è altresì vero che gli effetti collaterali a lungo termine rischiano di essere altrettanto devastanti in termini di depressione, disoccupazione, fallimenti, suicidi. Il costo sociale di tutto questo sarà terribilmente pesante. E allora dovremo andare avanti per gradi. Supponendo che sia impensabile confinare la gente in casa e paralizzare un intero sistema economico e sociale oltre metà aprile, bisogna iniziare a pensare come gestire anche la fase dell'immediata post-emergenza, di fronte alla quale non possiamo farci trovare impreparati.

Forse torneremo a uscire a un certo punto, ma non potremo mai abbassare la guardia. E dovremo avere come parametro costante il contagio graduale ma senza picchi. Se si riuscirà a gestirlo, mettendo gli ospedali in condizione di curare tutti senza collassare di fronte a numeri insostenibili, allora forse troveremo un fragile equilibrio per andare avanti. Ma non sarà senza sacrifici: magari ci vorranno norme per tutelare e “confinare” i più anziani (il solo pensiero è terribile), magari dovremo continuare a fare delle rinunce (è tristemente probabile). Ma fino al vaccino niente rischia di essere più come prima. È una realtà che dobbiamo iniziare a guardare in faccia con crudo realismo. Ci aspetta un periodo in cui tutti i nostri parametri continueranno a essere messi in discussione. In cui la meravigliosa normalità a cui eravamo abituati resterà il più prezioso degli obiettivi.

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Nel frattempo ci resta una sola, piccola eppure grandissima, consolazione: il virus non viaggia da solo. Siamo noi con i nostri comportamenti a determinarne l'andamento. L'esito di questa surreale guerra di nervi in cui siamo tutti potenzialmente vittime e untori dipende esclusivamente da noi, dalla nostra responsabilità, dal nostro senso civico. Una cosa è certa: questa storia ci cambierà per sempre.
Speriamo almeno che ci cambi in meglio.

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