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Il Governo vuole tornare alla caccia al lupo, insorgono le associazioni: sei motivi perchè sarebbe folle

Dopo il nostro appello alla presidente dell'Umbria a votare no al ritorno alla caccia al lupo, seppur di selezione, per mettere in salvo qualcosa come appena 100-150 lupi dell'appennino umbro, arriva anche l'appello unitario di sei associazioni ambientalista e anti-caccia. Spiegano tecnicamente perchè aprire la caccia ai lupi è sbagliato ma soprattutto non risolverà nessun problema. Buona Lettura.

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di LNDC, Enpa, Lac, Lav, Legambiente e Lipu

Da martedì prossimo si potrebbe riaprire la caccia ai lupi in Italia. La Conferenza Stato Regioni sarà chiamata ad approvare il nuovo piano nazionale di conservazione che prevede anche l’uccisione dei lupi. Dopo 46 anni di protezione assoluta, che hanno consentito di allontanare lo spettro dell’estinzione, ora il nostro Paese vuole invertire la rotta consentendo di uccidere i lupi. 

“Si tratta di una prospettiva gravissima, tecnicamente inefficace ed eticamente inaccettabile  – dichiarano le associazioni – che rischia di far ricordare il Presidente del Consiglio Gentiloni come colui che, dopo 46 anni, ha riaperto la caccia ai lupi. Istituire la caccia al lupo è contro qualsiasi logica ed etica ambientale e rischia di rimettere in discussione lo stato di conservazione del lupo in Italia, anche attraverso un indiretto ma probabilissimo incentivo agli atti di bracconaggio contro la specie. “Il Presidente Gentiloni è chiamato dunque ad una riflessione in considerazione dell’alto incarico istituzionale che ricopre e della sua stessa esperienza in campo ambientalista, visto anche il passato da direttore di un’importante testata giornalistica specializzata in questo campo.” 

“Per i lupi – affermano LNDC, Enpa, Lac, Lav, Legambiente e Lipu - non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti di tali abbattimenti sono sempre imprevedibili. I comportamenti predatori non diminuirebbero ma potrebbero invece aggravarsi, come successo in altri Paesi. Infine, la misura degli abbattimenti non avrebbe alcun effetto positivo sulle tensioni sociali e anzi potrebbe aggravarle, con la richiesta di nuovi e continui abbattimenti e una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata.

“La riapertura della caccia al lupo vanificherebbe di fatto i contenuti positivi del piano, che prevede  numerose azioni con l’obiettivo di diminuire la conflittualità sul territorio tra gli interessi umani, la presenza del lupo e rilevanti attività a tutela del lupo, quali il contrasto del bracconaggio e la prevenzione delle ibridazioni tra lupi e cani, causa dei maggiori contrasti con le attività produttive sul territorio. Per questo motivo chiediamo ai Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome, che martedì saranno chiamati a votare il piano nella conferenza Stato Regioni, di pretendere l’eliminazione del paragrafo che intende consentire l’uccisione dei lupi. Diversamente, per il nostro Paese, riconosciuto all’avanguardia a livello internazionale nella conservazione del lupo con una legge che vieta gli abbattimenti dal 1971, sarebbe un grave errore e un clamoroso ritorno al passato.”

Queste in sintesi le ragioni per cui l’abbattimento dei lupi non deve essere consentito:

-perché non esistono dati precisi e attendibili sulla popolazione di lupi in Italia;
-perché lo stato di conservazione del lupo potrebbe essere pericolosamente compromesso; 
-perché non sono possibili abbattimenti realmente selettivi e gli effetti sono sempre imprevedibili;
-perché non diminuirebbe i comportamenti predatori ma potrebbe aggravarli, come in altri Paesi; 
-perché non avrebbe effetti positivi sulle tensioni sociali e, anzi, potrebbe comportare una maggiore tolleranza verso atti di bracconaggio e di “giustizia” privata. 
-Da 46 anni i lupi sono specie particolarmente protetta

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