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Rissa al bar tra perugini e calabresi, dopo tanti anni vince la prescrizione

Durante la discussione sarebbe volata al parola “terrone”, poi la lite

L’Unità d’Italia è cosa fatta da quasi 150 anni, quella degli italiani un po’ meno. In tribunale, infatti, si discute di una caso di lesioni, ingiurie, minacce e rissa che ha per protagonisti due ragazzi calabresi e due signori perugini.
La vicenda inizia un pomeriggio di febbraio del 2006. I giovani del Sud entrano in un bar e con fare spavaldo, un po’ rumoroso, chiedono di essere serviti. Il loro comportamento disturba, però, gli altri clienti (chiamati poi a testimoniare saranno in tutto undici).
 Il barista dice ai ragazzi di calmarsi un po’. Un richiamo che, evidentemente, non gradiscono e se la prendono con il proprietario. Questi, con l’aiuto di un amico riesce a farli uscire dal locale. Ma i due ragazzi sono arrabbiati (durante la discussione sarebbe volata al parola “terrone”). E così scaricano la loro rabbia su un’auto parcheggiata davanti al bar. A questo punto il barista e l’amico escono dal locale e si accapigliano con i due. Avendo la peggio (come attestato dai certificati medici prodotti in giudizio: ematomi, escoriazioni e lesioni).

I due uomini si barricano dentro il locale, mentre i due calabresi li “invitano” ad uscire, minacciandoli di mali fisici e insultandoli. Visto che il barista non esce, i due ragazzi buttano all’aria tavoli e sedie. Poi arriva la polizia e scatta la denuncia a carico dei due calabresi.
In tribunale i giovani sono difesi dall’avvocato Marco Brusco e Giuseppe De Lio, mentre i due perugini dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza. Il giudice Marino Albani ha dichiarato prescritti i reati e chiuso il caso.

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