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Cronaca

"Sei una trafficante di cani" e "tu una str...": la lite tra animaliste finisce in tribunale

Per i giudici perugini va riconosciuta l'esimente della provocazione per gli insulti precedenti in diretta radiofonica

Agli insulti pronunciati durante una trasmissione radiofonica risponde con ingiurie sui social, ma per l’imputata scatta l’esimente della provocazione.

I giudici perugini hanno riconosciuto “l’esimente della provocazione nei delitti contro l’onore” in base alla reazione in seguito allo stato d’ira “suscitato dal fatto provocatorio”, cioè una trasmissione radiofonica durante la quale un’altra persona aveva definito l’imputata una “trafficante di cani”. Per i giudici c’è un “legame di interdipendenza tra reazione irata e fatto ingiusto subito” anche se la reazione è avvenuta a distanza di tempo e strettamente legata al “sentimento di odio o rancore”.

L’imputata, allevatrice di cani, era finita sotto processo per diffamazione per aver pubblicato un post “ove si dava atto delle aspre critiche mosse dalla persona offesa, persona impegnata in iniziative a tutela degli animali, a un altro allevatore - e utilizzava più volte l’epiteto ‘str...’ per appellare la persona offesa”. L’episodio avveniva “a distanza di alcuni mesi da una precedente accusa rivolta, in un programma radiofonico, dalla persona offesa all’imputata, tacciata di essere una trafficante di animali”.

Secondo i giudici non è fondamentale appurare “la fondatezza o meno di tali accuse”, ma accertare che l’imputata aveva percepito le accuse come “immotivatamente offensive e ingiuste” e il suo commento sui social era stata “la prima occasione di replicare a quelle accuse, ricorrendo all’identica forma di pubblicità utilizzata dalla persona offesa per le sue esternazioni”.

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