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Cronaca Spoleto

Il datore di lavoro non paga stipendi e tfr e sparisce, l'Inps rifiuta l'accesso al fondo di garanzia: condannata a pagare

Il Tribunale di Spoleto riconosce il diritto della dipendente, che ha fatto tutto quello che poteva per recuperare i soldi presso l'ex datore di lavoro, al pagamento delle sue spettanza da parte dell'ente previdenziale

Il datore di lavoro non le paga gli ultimi cinque stipendi e non versa il trattamento di fine rapporto. Lei, cuoca, si rivolge all’Inps per il fondo di garanzia, ma deve arrivare fino in Tribunale per ottenere quanto le spetta.

La donna, assistita dall’avvocato Chiara Camilletti, ha lavorato presso un locale come cuoca dal dicembre del 2015 al settembre del 2016. Nel corso del rapporto di lavoro non ha percepito gli stipendi da aprile ad agosto del 2016, per un importo totale di 6.399,72 di stipendi e il tfr di 3.604,27 euro, per un totale di 10.003,99 euro non corrisposti.

Dopo aver chiesto più volte il pagamento delle sue spettanze, si è rivolta al Tribunale di Spoleto, ottenendo un decreto ingiuntivo per l’intero ammontare, oltre agli interessi e al pagamento delle spese processuali.

L’ex datore di lavoro non pagava e il pignoramento dava esito negativo e scattava l’istanza di fallimento, alla quale la donna riceveva risposta negativa perché il debito era inferiore a 30mila euro.

A questo punto si rivolgeva all’Inps e depositava domanda al Fondo di garanzia, competente per il tfr e le ultime mensilità non corrisposte. L’ente previdenziale, però respingeva la domanda, sostenendo che la ditta per la quale la donna lavorava fosse ancora attiva e, quindi, solvibile. L’Inps avrebbe potuto sostenere solo le voci che ricadono sulla copertura previdenziale, chiedendo al giudice di dichiarare la decadenza della domanda.

Il giudice del lavoro di Spoleto ha ritenuto, invece, la regolarità della domanda di accesso al Fondo di garanzia, ricordando che tale strumento è stato creato proprio per sopperire alle mancanze del datore di lavoro, quando questo è insolvente, sia per il tfr sia per le ultime tre retribuzioni.

Il giudice ha valutato “l’effettivo e serio tentativo” da parte della lavoratrice di recuperare il denaro presso il datore di lavoro e accertato, mediante anche la testimonianza degli ex colleghi, che la ditta aveva cessato l’attività nel 2016, addirittura con prenotazioni ricevute e mai annullate.

Ne consegue l’accoglimento del ricorso e la condanna dell’Inps al pagamento di 10.003,99 euro (lordi), oltre interessi e rivalutazione a favore della cuoca.

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