Inganna sui social una donna, la ricatta e la violenta: condannato a 10 anni di reclusione

Con un falso profilo aveva convinto una donna sposata a scattare foto nuda e poi aveva preteso sesso per non rivelare tutto al marito

Adescata sui social con la faccia da bravo ragazzo (foto finta, logicamente) e un falso profilo. È iniziato così l’incubo per una giovane donna, sposata, ricattata e violentata dall’amico conosciuto sui social. Per il 24enne autore delle violenze, difeso dagli avvocati Giovanni Picuti ed Elena Torresi, è arrivata anche la conferma a 10 anni di reclusione e 30mila euro di risarcimento a favore della vittima assistita dall’avvocato Daica Rometta.

Secondo l’accusa, l’uomo, avrebbe costretto una donna “mediante violenza o comunque dietro la reiterata minaccia di un male ingiusto, a subire e compiere atti sessuali contro la sua volontà”.

La vicenda inizia su Facebook. Un giovane chiede l’amicizia ad una donna, sposata, e nel tempo riesce a “carpirne la fiducia con lusinghe e premure”. Nasce una complicità tale che il giovane riesce a convincere la donna a scattarsi e poi inviargli delle fotografie in cui la donna è in pose sexy, vestiti scollati per giungere a particolari anatomici intimi o perfettamente riconoscibili, tipo tatuaggi in posti particolari.

E qui scatta la trappola. Dopo pochi giorni il giovane contatta la donna in chat a e le riferisce, spaventato, che un amico ha le foto e lo sta ricattando: deve organizzare un incontro con lei o pubblicherà su tutti i social e le chat le foto di lei nuda e racconterà tutto al marito della stessa. La donna è costretta ad accettare questo incontro, vestita come richiesto dall’uomo misterioso: in abitino provocante e tacco alto. L’uomo non perde tempo, fa salire in auto la donna e le dice se le va bene appartarsi o preferisce un albergo, perché l’unico modo per non rendere pubbliche quelle foto è fare sesso con lui. La donna accetta, i due si appartano e consumano un rapporto sessuale.

Il ricatto, però, prosegue e tramite minacce estorce ancora del sesso. La vittima si rivolge ad un investigatore privato e poi ai carabinieri.

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L’ultimo incontro è una trappola. L’uomo viene arrestato il 23 gennaio del 2019. Poi arriva la condanna in primo grado e la conferma in appello.

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