Cani alla catena, cuccioli con la coda e le orecchie tagliate, zero microchip: blitz in un allevamento, nei guai anche veterinario

L'operazione di polizia giudiziaria ha portato al sequestro di 24 esemplari, tra adulti e cuccioli, di razza Pastore dell’Asia Centrale

Maltrattamento di animali, traffico illecito di animali da compagnia e falso in certificazioni veterinarie: sono queste le accuse rivolte dai Carabinieri Forestali sia al proprietario di un allevamento di Pastori dell'Asia Centrale che ad un veterinario di fiducia, entrambi residenti nel folignate, mentre l'allevamento si trova a Campello sul Clitunno. Ma le accuse sono una piccola parte rispetto alle numerose irregolarità riscontrate per violazioni del testo unico regionale in materia di benessere animale, tutela degli animali di affezione, prevenzione e controllo del randagismo in particolare la detenzione a catena pratica vietata dal 2016 dalla legge regionale umbra, l’omessa identificazione dei cani, l’omessa denuncia di morte e di trasferimento degli animali per cui sono state notificate molteplici sanzioni per illeciti amministrativi.

L'operazione di polizia giudiziaria ha portato al sequestro di 24 esemplari, tra adulti e cuccioli, di razza Pastore dell’Asia Centrale. Nei mesi scorsi i militari di Campello hanno accertato durante un controllo presso un allevamento di cani che ben 15 Pastori dell’Asia Centrale avevano la coda ed entrambe le orecchie tagliate, nonostante la legge italiana vieti espressamente gli interventi chirurgici destinati a modificare la morfologia di un animale o finalizzati a scopi non curativi.

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Sono stati trovati anche due cani cosiddetti “aborigeni”, ossia soggetti nati e cresciuti allo stato naturale nel continente medio-asiatico, che erano stati introdotti nel territorio italiano privi di sistemi di identificazione e delle certificazioni sanitarie. Altri cani pastore adulti che venivano utilizzati per la riproduzione erano sprovvisti di microchip.

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