Maxi operazione anti droga a Perugia, bloccati in aeroporto e arrestati due fratelli pusher

Accusati di far parte dell'organizzazione dedita allo spaccio che ha portato a 36 ordinanze di custodia cautelare in carcere, i due fratelli avevano il compito di piazzare la cocaina negli ambienti universitari di Elce

Era appena arrivato con il volo da Tirana all'eroporto di Perugia, mentre il complice lo aspettava nel parcheggio. Individuati e arrestati due fratelli albanesi che avevano il compito di piazzare la cocaina negli ambienti universitari di Elce. Lui è un 31enne laureato all'Università di Perugia, suo fratello, un cameriere di 32 anni: per entrambi era stata emessa la misura di custodia cautelare in carcere nell'ambito di un'indagine della squadra Mobile che è riuscita a stroncare una maxi organizzazione dedita allo spaccio di cocaina. 

Maxi operazione anti droga, 36 arresti: dai capi clan all'addestramento: "Devi lavorare bene"

L'intensificazione dei Controlli di Frontiera, disposti dal Questore Francesco Messina, ha consentito così alla Polizia di arrestare il "pusher laureato" appena arrivato in aeroporto ed è proprio dalle verifiche alla banca dati, che è emerso come i due facessero parte dell'organizzazione criminale che ha portato a 36 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Gli agenti hanno quindi richiesto alla questura l'invio di tutti gli equipaggi disponibili  per identificare tutti i presenti in aerostazione, alla ricerca di eventuali complici. E nella zona parcheggi è stato individuato anche il fratello. 

Big rock", maxi operazione anti droga a Perugia: fiumi di cocaina e soldi

L’indagine, denominata “Big Rock” coordinata dal Dda Antonella Duchini e condotta dalla squadra mobile di Perugia, è riuscita a smantellare un’ importante organizzazione presente sul nostro territorio: acquisto, detenzione, cessione di cocaina, ma anche predisposizione di autovetture, telefoni cellulari non intestati agli indagati e luoghi (campagne) dove occultare quintali di coca e soldi. L’organizzazione, manteneva sul territorio una "rete capillare” di acquirenti e clienti- consumatori finali, nonché stabili collegamenti con i fornitori dello stupefacente, “funzionali alla operatività dell’organizzazione stessa”. Un gruppo in grado di guadagnare anche 300mila euro con il traffico di cocaina. 

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