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Umbria, si riducono gli incidenti mortali: ma le vittime nel 2012 sono state 61

Si sono ridotti notevolmente gli incedenti in Umbria dal 2001 a questa parte. A commentare i dati, redatti da Istat, l'assessore della Regione Umbria Stefano Vinti che kli ha paragonati a quelli dell'Unione Europea

Sembra che le strade umbre siano tra le più sicure d’Italia. A dirlo sono i dati Istat presentati nei giorni scorsi. La piccola regione sembrerebbe infatti che sia solo dietro a Marche e Sicilia per la riduzione del numero dei morti, mentre per quanto riguarda la diminuzione dei feriti è direttamente prima.

Numeri importanti e positivi che si vanno ad affiancare a quelli della riduzione della spesa sociale, attestandosi anche in questo caso al secondo posto. In parole povere la diminuzione di incidenti stradali ha permesso all’Umbria di aggiudicarsi il premio come una delle regione più sicure d’Italia e che proprio per questo ha un costo che pesa nettamente meno sulla sanità.

Se si vanno infatti a guardare i dati nello specifico ci si rende conto che nel “polmone” d’Italia le persone che sono tragicamente scomparse a causa di un impatto con la propria automobile si sono ridotte dal 2001 al 2013 drasticamente. Si è infatti passati da 117 morti del 2001 a 61 del 2012.

Per ciò che concerne invece i dati studiati in percentuale alla popolazione la musica cambia: tasso di mortalità: 5,7 morti per 100.000 abitanti contro 6,2 di media nazionale; al 9° posto per tassi di ferimento: 385 feriti per 100.000 abitanti contro una media nazionale di 446 ed all’8° posto per costo sociale procapite: 362 euro procapite contro una media nazionale di 414.

A commentare i dati, paragonandoli a quelli europei, l’assessore della Regione Umbria alla sicurezza stradale, Stefano Vinti: “La conseguenza è che mentre alla fine degli anni ’80 inizio anni ’90 il tasso di mortalità italiano era più basso del 15-20 per cento rispetto al tasso di mortalità dell’Europa, negli ultimi tre anni è risultato superiore a quello del 25 per cento. Il 2012 è caratterizzato da una estrema variazione delle dinamiche regionali e queste notevoli differenze indicano come il problema della sicurezza stradale si stia regionalizzando e localizzando. In assenza di un consistente impegno nazionale ogni regione deve contare sulle proprie iniziative. Infine - conclude Vinti - è da ritenere assolutamente preoccupante che nel 2012, nonostante il perdurare di una netta riduzione del traffico su strada, ben sei regioni registrino una forte crescita dei morti per incidenti stradali, altre cinque registra una sostanziale stabilità e solo dieci regioni abbiano ridotto il numero di morti”.

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