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Operaio rischia di morire precipitando nel vuoto: a processo il datore di lavoro

L'imprenditore, responsabile della ditta in cui un operaio è rimasto gravemente ferito, dovrà ora rispondere di lesioni personali colpose

Una "morte bianca" scongiurata per miracolo, quella accaduta a un operaio mentre stava lavorando alla ristrutturazione di una azienda ospedaliera in Umbria. A finire a processo, il datore di lavoro, difeso dall' avvocato Giorgio Margheri, accusato di lesioni personali colpose, con l’aggravante della violazione delle normative contro l’infortunistica.

Tutto ha inizio nel 2011. Una ditta della Campania ha vinto l’appalto per i lavori in un ospedale nella nostra regione, in cantiere sono all’opera diversi operai e uno di loro sta effettuando lavori in quota, da un’altezza di sei metri, quando ad un tratto precipita rovinosamente a terra. Immediato il soccorso all’ospedale, dove gli vengono refertate molteplici fratture alle ossa e un trauma cranico e oltre 40 giorni di prognosi. 

Secondo la Procura, il datore di lavoro non avrebbe rispettato del tutto le norme che regolano l’infortunistica sul lavoro, contestando in particolare all'imprenditore, le sicurezze di protezione. Secondo la difesa invece, l’imputato si sarebbe scrupolosamente attenuto alle norme, in particolare al decreto 81 del 2008 in quanto avrebbe effettuato  le valutazioni dei rischi e messo in atto il piano di prevenzione. Ora si tornerà nuovamente in aula il 25 ottobre per la fase dibattimentale, con l’ascolto dei test del Pm.

L’operaio non si è mai costituito parte civile nel processo, ancora è tutto da stabilire se è stato il datore a non aver scrupolosamente rispettato la legge, o se l’uomo abbia commesso qualche errore di valutazione durante il lavoro.

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