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"Sprofonda" con l'auto in un sottopassaggio allagato, il Comune pagherà i danni

L'automobilista ha chiesto il risarcimento danni al Comune. Quel giorno il semaforo non andava e il sottopasso era allagato con mezzo metro di acqua

Il Comune di Corciano dovrà risarcire al 60% un’automobilista che, nel 2013, ‘percorrendo un sottopasso allagato e pieno fango, perse il controllo del veicolo per poi andare a sbattere. La segnaletica che avrebbe dovuto avvisare del divieto di passaggio, quel giorno non funzionò e il conducente, che non si era reso conto di quanto profonda fosse l’acqua,l'attraversò comunque. Con l’inevitabile perdita del controllo del mezzo. Danni all'auto, che si allagò completamente. Computer distrutto e qualche ferita per il conducente.

Il giudice di Pace rigettò la richiesta di risarcimento di 4mila euro avanzata dall’uomo, in quanto non aveva ritenuto sussistente un concorso di colpa del Comune. Ma il giudice del tribunale Civile ha riconosciuto il Comune "colpevole" per il 60 per cento.

Il giudice del tribunale civile di Perugia, che ha accolto parzialmente l’appello del conducente - rappresentato dall'avvocato Michele Gambini- ritiene che non vi è dubbio che l’incidente si sia verificato a causa di un’anomalia della strada, a causa della presenza di una massa di acqua, fango e detriti profonda circa cinquanta centimetri, è indubbio inoltre – scrive il giudice Michele Moggi sulla sentenza d’appello – che il Comune, quale custode del tratto in questione, "aveva anzitutto l’obbligo che il sottopasso non si allagasse. Lo stesso "non ha provato di non aver potuto liberare tempestivamente il sottopassaggio dell’acqua, né di aver potuto collocare una transenna che impedisse il transito o un altro segnale che invitasse comunque gli automobilisti alla prudenza".

Il Comune, un semaforo con la scritta “fermarsi in caso di allagamento” ce lo aveva, ma quel giorno non funzionò. Il giudice ha riconosciuto dunque alla pubblica amministrazione la responsabilità "quale custode della strada". Il conducente infatti, poteva rendersi conto ovviamente della presenza di acqua, ma con il semaforo spento, è possibile che abbia ritenuto idoneo il transito anche con l’acqua. Visto che della profondità, non si sarebbe potuto comunque accorgere.

Dalla consulenza tecnica effettuata, è emerso che l’automobilista procedeva a 45 chilometri orari, una velocità consentita per quel tratto. Inoltre, anche se il temporaneo malfunzionamento del semaforo sia stato causato da una interruzione del servizio elettrico, sarebbe stato comunque onere del Comune “predisporre un meccanismo tale da farlo funzionare anche in assenza di corrente elettrica attraverso l’utilizzo di una batteria". 

Per il giudice il Comune è responsabile al 60 per cento, il conducente al 40. L'automobilista,  nonostante l'acqua e il semaforo non funzionante, avrebbe comunque dovuto appigliarsi al buon senso, ovvero "avrebbe dovuto marciare ad una velocità particolarmente ridotta, al fine di verificare se l’acqua presente nel sottopassaggio, pur non essendo tale da impedire il passaggio, poteva comunque rappresentare un pericolo per il proprio autoveicolo.

"Se ciò fosse stato fatto - scrive il giudice - l’impatto non sarebbe stato così violento come in effetti è stato. L’uomo non avrebbe perso il controllo del mezzo e, inoltre, anche i danni sarebbero stati presumibilmente minori, sia perché la forza impiegata dal mezzo nell’entrare nell’acqua sarebbe stata inferiore sia perché lo stesso conducente, una volta verificato che l’acqua era più profonda del previsto, avrebbe potuto agevolmente fermarsi, scendere dal mezzo,verificare esattamente la profondità e quindi tornare indietro prima di rimanere". Il giudice ha stabilito quindi un risarcimento da parte del Comune di 2.900 euro. 

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