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Inchiesta Sanità - Come si arriva al processo, le accuse all'ex parlamentare ed ex segretario regionale del Pd

Gianpiero Bocci deve rispondere dell'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio per "aver ricevuto e consegnato" le tracce delle prove concorsuali per dei posti all'Azienda ospedaliera di Perugia

Gianpiero Bocci, ex segretario Dem regionale, nonché parlamentare ed ex sottosegretario in più occasioni è accusato di rivelazione del segreto d'ufficio in concorso e ha scelto la strada del rito ordinario subito dopo la notifica del decreto di citazione immediata a giudizio. Secondo l’accusa avrebbe, in tre occasioni, ricevuto e trasmesso le tracce dei concorsi presso l’Azienda ospedaliera di Perugia.

"Da cittadino, senza personalismi - ha detto Bocci ai giornalisti in aula oggi - mi difenderò nel processo. Nel pieno rispetto delle Istituzioni, verso le quali nutro profondo rispetto". Già in occasione dell’interrogatorio di garanzia Bocci aveva sostenuto di non aver mai ricevuto, né tanto meno trasmesso, le tracce dei concorsi per agevolare alcuni candidati. Secondo la Cassazione, invece, l’ex segretario regionale Dem avrebbe avuto il “potere di condizionare gli ambienti istituzionali, anche delle forze dell'ordine” e che “nelle vicende che sono ascritte al ricorrente è evidente che il suo interessamento non rimane confinato entro i limiti della segnalazione bonaria, bensì è divenuto strumento di condizionamento delle procedure concorsuali tramite soggetti che, consapevoli dei meccanismi illeciti di assunzioni pilotate da una quota di politici locali di spicco, si è fatta complice dei desiderata di costoro”. L’ex parlamentare è difeso dagli avvocati David Brunelli e Alessandro Diddi.

Secondo l’accusa i concorsi truccati sarebbero quelli che riguardano l’assunzione di medici, infermieri e personale ausiliario nell’ospedale di Perugia. I concorsi, secondo l’accusa, sarebbero stati truccati da Bocci e dagli altri indagati per favorire alcuni candidati, anticipando loro le domande che gli sarebbero state rivolte. Il procedimento che si è aperto oggi è uno stralcio di quella indagine, nella quale all’ex parlamentare viene contestato il reato di abuso d’ufficio, mentre per il processo odierno l’accusa è di rivelazione di segreto d’ufficio.

In un passaggio dell’ordinanza del gip che decideva i domiciliari (adesso è libero) per Bocci, gli veniva contestato l’aver “indicato i soggetti da favorire nelle selezioni pubbliche” e “ricevuto una pronta risposta da parte del direttore generale e del direttore amministrativo (dell’Azienda ospedaliera, ndr)” i quali avevano “garantito loro la comunicazione di notizie riservate, nonché un costante impegno volto a monitorare le procedure e ad assicurare il risultato sperato”.

Sempre secondo il giudice per le indagini preliminari gli indagati sarebbero venuti a conoscenza dell’inchiesta e che i loro telefoni erano controllati, proprio da Bocci e “che egli sfruttando conoscenze acquisite nell’ambito istituzionale e in particolare tra ufficiali di polizia giudiziaria” potesse aver posto “in essere altre condotte analoghe a quelle già approfondite con conseguente pregiudizio per le indagini».

L’inchiesta sui concorsi nella sanità regionale aveva spazzato via la giunta della presidente Marini (indagata anch’essa) facendo cadere il governo regionale con un anno di anticipo.

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