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Aquila, tangenti per la ricostruzione post sisma: indagato un ingegnere perugino

Tra gli indagati nell'inchiesta denominata dalla procura della Repubblica dell'Aquila "Do ut des" e che fa riferimento alla ricostruzione post sisma del capoluogo abruzzese anche un ingegnere di Perugia

“Do ut des” che tradotto sta per “io do affinché tu dai”. Una semplice frase che sintetizza a pieno l’inchiesta portata avanti dalla procura della Repubblica dell’Aquila, riguardante le tangenti  che coinvolgono il Comune del capoluogo abruzzese su appalti legati alla ricostruzione post-terremoto del 6 aprile 2009.

Tra gli indagati, dopo la serie di arresti che gli agenti della polizia di Stato stanno eseguendo dalle prime ore del mattino, anche Fabrizio Menestò, 65 anni, ingegnere di Perugia, all'epoca direttore e progettista dei lavori per le opere provvisionali di messa in sicurezza di palazzo Carli, sede del rettorato dell'Università dell'Aquila.

In tutto otto, di cui quattro agli arresti domiciliari, che a vario titolo sono stati accusati di tangenti millantato credito, corruzione, falsità materiale e ideologica e appropriazione indebita. Reati, secondo l'accusa, che sarebbero stati commessi nel capoluogo nel periodo che va dal settembre 2009, quindi pochi mesi dal devastante sisma che ha causato 309 vittime, al luglio 2011.

L’entità delle varie tangenti contestate sarebbe di 500 mila euro, mentre è stata accertata l'appropriazione indebita, attraverso la contraffazione della documentazione contabile, da parte di alcuni indagati, della somma di 1 milione 268 mila euro, relativa al pagamento di alcuni lavori. Le misure cautelari sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta dei sostituti procuratori della Repubblica dell'Aquila Antonietta Picardi e David Mancini, coordinati dal procuratore della Repubblica Fausto Cardella.

Tra gli indagati nomi spicca il nome dell'attuale vice sindaco dell'Aquila, Roberto Riga, indagato, all'epoca dei fatti assessore all'urbanistica. A finire sul libro nero anche due dei quattro arrestati ai domiciliari. Si tratta di Pierluigi Tancredi, 60 anni, attuale dirigente dell'Asl numero 1, più volte assessore della Giunta di centrodestra negli anni Duemila, all'epoca dei fatti consigliere comunale delegato per il recupero e la salvaguardia dei beni costituenti il patrimonio artistico della città, e Vladimiro Placidi, 57, assessore comunale alla Ricostruzione dei beni culturali dopo il terremoto nel primo mandato del sindaco, Massimo Cialente, nonché direttore del Consorzio dei beni culturali della Provincia dell'Aquila. Ai domiciliari anche Daniela Sibilla, 38, dipendente collaboratrice del Consorzio beni culturali e già collaboratrice di Tancredi durante i suoi mandati di assessore, e Pasqualino Macera, 56, all'epoca funzionario responsabile Centro-Italia della Mercatone Uno S.p.a. Oltre a Riga, gli altri denunciati sono Mario Di Gregorio, 45, direttore del settore Ricostruzione pubblica e patrimonio del Comune dell'Aquila, all'epoca dei fatti funzionario responsabile dell'ufficio Ricostruzione; Daniele Lago, 40, imprenditore di Bassano del Grappa, Ad della Steda Spa, aggiudicataria di alcuni appalti. Sono 13 le perquisizioni, svolte presso alcune ditte, abitazioni private e dentro gli uffici del Comune dell'Aquila.

AGGIORNAMENTO ore 17.40

Un’ordinanza di custodia cautelare che ha del complicato quella formulata dai pm relativa all'inchiesta denominata “do ut des” e nella quale si ipotizza un giro di tangenti in cambio di appalti per il post terremoto. Nel particolare gli indagati, secondo l’accusa,  avrebbero favorito con una serie di atti illeciti la Steda Spa, di cui è amministratore unico e legale rappresentante Daniele Lago, di Bassano del Grappa, anch'egli indagato.

Una ricostruzione minuziosa quella fatta dalla Procura dell’Aquila e che mette nero su bianco in maniera minuziosa come avveniva il passaggio di denaro per ottenere gli appalti, le percentuali percepite per ogni lavoro preso e come venivano contraffate le carte.

In base a quanto si legge nell’ordinanza, infatti, "gli indagati hanno dimostrato di non essere soltanto cedevoli a 'tangenti' per bramosia di denaro 'una tantum'. Essi hanno rilevato una dedizione costante ad attività predatorie in danno della collettività, arrivando a suggerire i metodi corruttivi, a costruire società ad hoc, a rappresentare realtà fittizie, anche in momenti (il post sisma) in cui il dramma sociale e umano avrebbe suggerito onestà e trasparenza”.

Secondo sempre la procura dell’Aquila Pierluigi  Tancredi, ai domiciliari, sarebbe stato il “deus ex machina”, insieme a Daniela Sibilla, sua stretta collaboratrice da anni. Ma è stato Pasqualino Macera a farsi consegnare dall’imprenditore Daniele Lago "60 mila euro - come si legge - con il pretesto di dover comprare il favore del prof. Bernardo De Bernardinis, all'epoca dei fatti vice capo del Dipartimento della protezione civile e vice commissario delegato per l'emergenza sismica del 6 aprile 2009".

Ma il denaro, come si legge nell’ordinanza, sarebbe servito nella realtà "al fine di risolvere positivamente la sospensione con riserve tecniche dell'offerta di gara della Steda Spa nell'ambito della procedura di gara per l'aggiudicazione di fornitura, trasporto e posa in opera di moduli abitativi provvisori in legno, gara a cui la Steda partecipava in Ati con altre imprese, tra cui la Mercatone Uno Service Spa di cui Macera era rappresentante per l'Abruzzo".

Insomma un giro di denaro che avrebbe visto anche la partecipazione del vice sindaco Roberto Riga, il quale avrebbe dovuto interferire, sempre a detta dei pm, per garantire all'imprenditore l'acquisizione dei lavori di messa in sicurezza dell'immobile facente parte del consorzio Alto.Ma.C. Dell'Aquila. Ed è  per questo favore che la tangente sarebbe stata pagata. Insomma una vicenda contorta, ma che rimane pur sempre ancora tutta da accertare.

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