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Ladro sbadato incastrato dal dna lasciato sul bicchiere usato per bere in caserma durante l'interrogatorio

Il sospettato si era tagliato con il vetro della finestra infranta ed era stato medicato al Pronto soccorso, i Carabinieri lo convocano in caserma e ottengono la prova che lo fa finire sotto processo

Il ladro sbadato si ferisce con un vetro rotto, finisce al Pronto soccorso e poi nelle mani dei Carabinieri. E come in uno sceneggiato tv la prova schiacciante è data dal dna su un bicchiere usato per bere dall’indagato in caserma.

La vicenda inizia con la chiamata ai Carabinieri da parte del proprietario di una rimessa agricola nei dintorni di Passignano sul Trasimeno: qualcuno ha sfondato il vetro di una finestra dell’immobile, non si sa se per rubare gli attrezzi agricoli ivi custoditi o la frutta dagli alberi.

I Carabinieri si recano sul posto, fanno i loro rilievi e su un pezzo di vetro viene notata la presenza di sangue. Il campione viene repertato e inviato al laboratorio per la analisi. Dalle testimonianze dei vicini, inoltre, emerge che alcuni giorni prima della scoperta dell’effrazione, proprio lì davanti era giunta un’ambulanza del 118 e aveva portato via due persone.

Dalle indagini svolte dai militari presso l’ospedale Santa Maria della Misericordia salta fuori il nome di una persona che viene convocata in caserma per un interrogatorio. Durante il quale l’uomo, difeso dall’avvocato Carla Pennetta, accetta un bicchiere d’acqua.

Al termine dell’interrogatorio l’uomo viene lasciato libero, mentre il bicchiere viene imbustato e spedito al Ris di Roma. Dal bordo del contenitore viene prelevato il dna e analizzato. I due campioni, quello di sangue sul vetro e quello sul bicchiere, coincidono e per l’uomo scatta l’accusa di tentato furto.

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