ANNO GIUDIZIARIO - Il procuratore Fausto Cardella: "Le mafie fanno affari ovunque, perché in Umbria no? La crisi economica ci impone di tenere alta la guardia"

Nella sua relazione il procuratore generale parla anche di terrorismo, traffico di stupefacenti e furti di opere d'arte

“La presenza di organizzazioni criminali, essenzialmente di matrice ‘ndranghetista, nel distretto dell’Umbria trova conferma nelle indagini della Procura distrettuale di Perugia e in quelle di altre procure”. Esordisce così il procuratore generale presso la Corte d’appello Fausto Cardella nella sua relazione in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

INFILTRAZIONI MAFIOSE

Se le mafie tendono ad espandersi e ad occupare territori, “perché l’Umbria dovrebbe esserne immune?” si domanda il procuratore Cardella. “La ricchezza della regione, anzi, unitamente ad una crisi economica generale ha costituito una indubbia attrattiva per le forze criminali, che speculano e traggono guadagni da questi fattori. La ricostruzione delle zone terremotate - ai cui abitanti porgo un solidale saluto - con il notevole giro di denaro che, prima o poi comporterà, resta un settore ad alto rischio di attività mafiosa”.

L’infiltrazione criminale è avvenuta “con l’immissione di capitali nell’economia della regione, propaggini, ramificazioni di un centro criminale che ancora resta nelle zone di provenienza, come recenti indagini sembrano confermare. Mancano, infatti, chiari e costanti segni di radicamento sul territorio, quali le estorsioni, il pizzo ai negozi, i danneggiamenti. E mancano i segni di contaminazione al livello dei centri decisionali” degli enti pubblici.

TERRORISMO

Il procuratore Cardella ha affrontato anche il tema dell’eversione e del terrorismo e se a sinsitra “si registra il consueto attivismo dell’ala più radicale della sinistra antagonista e dell’area anarchica, con componenti di quest’ultima che hanno preso parte alle iniziative di controinformazione e manifestazioni pubbliche in chiave anti-sistema”, a destra si evidenzia “una divisione interna, presentandosi nel complesso frammentata, priva di una progettualità condivisa e caratterizzata da una marcata competizione, tutti fattori questi che hanno precluso una più incisiva azione comune, nonostante l’esistenza di alcuni condivisi orientamenti sulle tematiche di maggiore attualità”.

Per quanto riguarda la minaccia del terrorismo “collegato all’estremismo islamico di ispirazione jihadista”,il procuratore Cardella ha sottolineato che “la progressione del conflitto in atto nell’area siro-irakena incrementa il pericolo rappresentato dalle attività di propaganda e proselitismo, di indottrinamento ideologico e addestramento operativo”, ma che nell’ambito della comunità islamica in Umbria, “dove si contano 22 associazioni culturali e luoghi di culto, non si registrano ambiti di diffusione di messaggi radicali e di rifiuto all’integrazione” tanto meno la presenza “di soggetti attestati su posizioni radicali, potenzialmente in grado di creare cellule di reclutamento, supporto ed instradamento di volontari verso il teatro di guerra siro-irakeno, non escludendo - in tale contesto - anche la possibilità di progettare azioni delittuose sul territorio nazionale”.

STUPEFACENTI

Il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti è frutto “di differenti e numerosi gruppi criminali che agiscono su entrambe le province”, in particolare dalla criminalità albanese che mantiene “solidi legami” con pericolosi gruppi di magrebini. Sulla piazza umbra è facile trovare eroina, cocaina e marijuana, droghe che arrivano a Perugia seguendo le rotte “del nord Europa, dall’Olanda, Germania, Milano fino a Perugia, per ciò che attiene alla cocaina; ovvero i canali albanesi relativi al traffico internazionale di eroina e marijuana; altra eroina, che arriva dal centro e dal Sud Africa, va verso il nord Europa e fino ai centri italiani, come Perugia. La marjuana segue il canale della rotta balcanica, ma anche la rotta Spagna, Roma, Terni, Spoleto, Perugia. Sporadiche le coltivazioni locali e di esigua entità”.

PATRIMONIO ARTISTICO

Il procuratore Cardella ha dato nota dell’incremento dei “furti di beni di natura ecclesiastica, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ancorché legato a un unico autore. I beni erano custoditi all’interno di chiese, cimiteri, piccoli santuari, come sovente accade totalmente privi di particolari protezioni”.

I carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio hanno recuperato 597 oggetti d’arte e denunciato 47 persone. Il valore dei beni recuperati è di 261.870 euro.

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