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In morte di Luciano Manna di Antonio Carlo Ponti

E così il caro Luciano (Lucio) Manna, strepitoso disegnatore e umorista, uomo gentile, un vero gentiluomo d’altri tempi non ha vinto la bestia che impazza e falcia. Ci speravamo tutti, i molti amici che lo amavamo per la sua umanità e la sua bravura con i pennini e gli inchiostri che sapevano tradurre sui fogli universi di animali fantastici umanizzati, sequenze di città umbre le cui mura e vestigia prendevano forme zoomorfe, e antropomorfe, in giochi e ordigni visionari di fascinosa fantasia. Gufi e civette e caprette le sue cifre simboliche. 

Sia le chine nere sia le chine colorate non avevano segreti per lui, per questo indimenticabile amico che piangiamo, con i polsi che ci tremano se immaginiamo le lunghe ore in ospedale, nella stessa stanza dove ha assistito, spero senza capire fino in fondo, la morte di Carmen, la compagna di una vita. Si erano trasferiti da tre-quattro anni a Perugia, nel piccolo grazioso appartamento di via dei Priori di fronte al Palazzo Marini Clarelli, dove faceva scalo Lucio quando lavorava qui in Regione e Carmen Pellegrino a Roma dove viveva con il figlio Gianluca e con i genitori, e si riunivano nei fine settimana. Lucio era figlio, come i fratelli Andrea, avvocato, e Bruno e Graziella, di Aldo Manna, sindaco socialista di Perugia (dopo Ugo Lupattelli e prima di Alessandro Seppilli) dal febbraio 1948 al gennaio 1953. 

Lucio era nato a Spoleto il 7 aprile 1932, laureato in economia e commercio cominciò a lavorare alla ”Terni” per poi essere assunto come dirigente al Consiglio Regionale. Numerosi le mostre personali e collettive e i libri che ha illustrato, come “Le sorelle Materassi” di Aldo Palazzeschi e “La metamorfosi” di Franz Kafka. Lucio, Accademico di merito dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, ha attraversato da aureo dilettante la storia dell’arte umbra degli Anni Ottanta del Novecento, con irresistibile leggerezza, stimato e benvoluto dai colleghi e dai collezionisti, sempre sorridente e scherzoso, elegante e generoso. Come non ricordare i suoi disegni nel mio primo libriccino di poesie datato 1971? Sono andato a riguardarli, sono belli e lirici, e noi eravamo giovani e pieni di fede nel futuro. Ciao Lucio.

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