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La Madonna di Foligno strega gli umbri, in 50mila a renderle omaggio

E' tornata a prendere il suo posto nella teca dei Musei Vaticani la Madonna di Foligno. Ieri, 26 gennaio, è stato infatti l'ultimo giorno possibile per poter ammirare la tela

Non pensava a un successo del genere, ma l’Amministrazione ci sperava fortemente. Ieri – 26 gennaio – l’ultimo giorno per ammirare una delle opere d’arte più amate, la Madonna di Foligno dipinta dalla “divina” mano di Raffaello. Dalle nove del mattino tutti in fila, grazie anche a un giornata sicuramente compiacente. Dopo dieci giorni di permanenza la Madonna di Foligno è tornata a prendere posto nella sua teca ai musei Vaticani. In tutto 50mila le persone che hanno varcato la soglia della chiesa di Sant'Anna in gruppi da 25 persone.

File lunghissime di persone che si sono date il cambio giorno dopo giorno con l’unico scopo di rendere omaggio a un’opera che si era chiesto di “farla rimanere per qualche tempo in più”. Personaggi illustri e sponsor importanti per la realizzazione dell’evento che ha acceso i riflettori su Foligno. A soffermarsi davanti alla tela anche il sottosegretario ai Beni culturali, Borletti Buitoni, sabato scorso. Ma c’è chi però ha chiesto che quel quadro rimasse in maniera permanente a Foligno. Alla richiesta era arrivata la pronta risposta di il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci: “La tela non è mia, è del Papa. Chiedetelo a Francesco”.

La storia vuole che l’opera venne trasportata a Parigi dove avvenne la sostituzione del supporto pittorico (1800-1801, dalla tavola alla tela), poi ritornò in Italia e per rimanere alla Pinacoteca Vaticana. Questa particolare e delicata tecnica di cambio supporto, ha però permesso all’opera di conservarsi integra nella sua cromia originale, quei toni celesti, magistralmente interpretati da Raffaello.

La “Madonna” fu commissionata dal folignate Sigismondo de’ Conti nel 1511 per l’altare maggiore della chiesa di S.Maria in Aracoeli a Roma. Nel 1565 fu trasferita nella chiesa di S.Anna presso il Monastero delle Contesse a Foligno, a volerlo proprio la  monaca suor Anna, nipote dello stesso Sigismondo. L’origine dell’opera è da far risalire all’episodio che volle Sigismondo illeso in seguito ad un fulmine abbattutosi sulla sua casa, per ingraziarsi la Vergine, commissionò a Raffaello questa l’opera, la cui iconografia è ispirata a una storia narrata nella Legenda Aurea: nel giorno di Natale, la Vergine e il Bambino sarebbero apparsi ad Augusto, davanti al disco solare, e l'imperatore, rinunciando a farsi venerare come un dio, avrebbe riconosciuto la grandezza del Bambino e consacrato il luogo della visione alla Madonna.

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