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Archeologia in rosa, l'impresa di tre giovanissime ricercatrici per la storia di Perugia

Sessant’anni fa la statizzazione del Museo archeologico di San Domenico. Varie le iniziative per ricordarlo. Nella giornata della donna si celebra un’impresa di rilievo, tutta declinata al femminile

Sessant’anni fa la statizzazione del Museo archeologico di San Domenico. Varie le iniziative per ricordarlo. Nella giornata della donna si celebra un’impresa di rilievo, tutta declinata al femminile.

A Luana Canciaioli, nostra signora dei musei, la soddisfazione di veder inventariato e digitalizzato il patrimonio museale. Artefici dell’impresa, tre bravissime stagiste: Serena Brenci Pallotta, Lisa Piccioloni e Marta Nardin. “Purtroppo il loro rapporto, specialistico e utilissimo, non potrà essere consolidato, perché incluso e concluso nel progetto ‘500 giovani per la cultura’, ormai esaurito”, dice la direttrice del Museo.

Ma non sono state vane le acquisizioni permanenti che derivano da quel lavoro. Alle tre ragazze il compito di esaminare e dar conto di importanti ipogei femminili del perugino, alcuni dei quali legati alla condizione di genere, oltre, naturalmente, a quelli promiscui. Ciò ha consentito di metter a fuoco la tomba dei Cutu, scoperta al Toppo di Monteluce nel 1983, nel terreno del dottor Lorenzo Fonda, da parte del pensionato Nazareno Banella che zappava il radicchio e ai cui piedi si spalancò la parte superiore dell’ipogeo. Con grande eco mediatica: intervenne Mino D’Amato, poi divenuto amico di Fonda, quando fu inserita una fibra ottica in diretta nel sarcofago del guerriero privo di testa.

La seconda tomba esaminata è stata quella recentemente scoperta all’Elce, in un terreno privato a fianco del parco Onaosi. La cronaca ne raccontò il trafugamento e il tentativo di vendita nel mercato illegale. Fu la stessa Luana Cenciaioli a fornire indicazioni ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Agli scavi da lei condotti, il merito di aver individuato una necropoli minore poco distante, presumibilmente destinata alla componente servile della potente famiglia dei Cacni.

Frammenti di peruginità che emergono dalla cronaca e dalla storia locale. Da ricordare che gli elementi acquisiti dalle tre giovani ricercatrici entreranno a far parte della banca dati nazionale.

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