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Cronaca

Costringe la moglie a indossare il velo, irreperibile l'ex marito a processo per maltrattamenti: "salvato" dalla riforma Cartabia

Si chiude con un "non doversi procedere" la vicenda denunciata da una donna e che in un primo momento era stata archiviata

Aveva denunciato il marito per maltrattamenti accusandolo di averle imposto il velo integrale. La Procura di Perugia, però, aveva chiesto l'archiviazione perché "la condotta di costringere a tenere il velo integrale rientra nel quadro culturale, pur non condivisibile in ottica occidentale, dei soggetti interessati".

Poi il procuratore Raffaele Cantone aveva rassicurato: "con riferimento al prcedimento in oggetto, che nei giorni scorsi era stato oggetto di particolare attenzione mediatica per una frase estrapolata dalla richiesta di archiviazione relativa alla costrizione della denunciate a tenere il velo integrale, si rappresenta che, a seguito della presentazione dell'opposizione da parte della persona offesa, si è proceduto da parte del pm già designato alle indagini, la cui delega è stato confermata" dal procuratore, "alla revoca della richiesta di archiviazione".

E il caso era arrivato davanti al giudice del Tribunale penale di Perugia. Ieri la sorpresa, dovuta all’applicazione della riforma Cartabia: l’imputato, al quale vengono addebitati il maltrattamento in famiglia e il mancato pagamento degli alimenti alla famiglia, è irreperibile e quindi è stato prosciolto. Anche se le ricerche dell’uomo proseguiranno fino al 2034 e solo a quella data il fascicolo verrà chiuso definitivamente. L'uomo è stato già sottoposto a processo e anche condannato in via definitiva dalla Corte di Appello di Marrakech, a otto mesi di prigione, per violazione degli obblighi familiari.

La donna aveva denunciato di essere stata maltrattata, chiusa in casa, a non incontrare nessuno e costretta ad indossare il velo. Velo che nella richiesta di archiviazione veniva sminuito: "La condotta di costringerla a tenere il velo integrale rientra nel quadro culturale, pur non condivisibile in ottica occidentale, dei soggetti interessati".

Il procuratore Cantone si era dissociato: "Imporre il velo non può essere giusto nel nostro Paese che ha proprie regole. Che non sono certamente quelle della tradizione islamica".

La donna non aveva mai potuto imparare bene l'italiano, chiusa in casa dal marito, anche in forza di un "rapporto di coppia viene caratterizzato da forti influenze religiose-culturali alle quali la donna non sembra avere la forza o la volontà di sottrarsi".

"Io non so cosa voglia dire la parola amore. Lui mi ha visto un giorno nel quartiere dove vivevo in Marocco, il giorno dopo si è presentato con sua madre alla mia famiglia per chiedermi in moglie. La mia famiglia ha accettato, così lui ha pagato una dote, ‘la sdak', di cinquecento euro per sposarmi" aveva raccontato la donna difesa dall'avvocato napoletano Gennaro De Falco.

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