Il Picasso rubato in Svizzera riappare nello studio di un professionista perugino

L'uomo sotto processo per ricettazione. Lo aveva comperato da un altro professionista umbro del settore che era indagato per complicità con i ladri nel paese elvetico. Rubate bottiglie di vino da 80mila euro

Il Picasso rubati agli eredi dell’impero Rolex a Ginevra era ricomparso in Umbria, insieme con altri oggetti rubati, nella casa di un professionista umbro. Salvo poi essere venduto ad un altro professionista di Perugia, nonché amante dell’arte.

A carico dell’uomo, difeso dall’avvocato Alessandra Coviello, la procura perugina ha emesso un decreto di citazione a giudizio per ricettazione “perché al fine di procurarsi un ingiusto profitto, senza essere incorso nel reato presupposto, acquistava un quadro tipo acquaforte in tiratura a firma Picasso del valore di 60.000 euro, di provenienza delittuosa perché asportato presso l’abitazione di … pagandolo con 4 assegni della somma complessiva di 10.000 euro”.

L’imputato avrebbe acquistato, secondo l’ipotesi accusatoria, il quadro da un professionista umbro che era entrato in possesso dell’acquaforte poco dopo il furto. Nel corso della perquisizione da parte della polizia giudiziaria, il professionista aveva fatto il nome dell’acquirente. Il quale interrogato dagli investigatori riferiva di aver acquistato il quadro e di averlo regolarmente pagato.

Il venditore dell’acquaforte era stato subito messo in relazione al furto nella villa dei proprietari svizzeri. Una serie di dati dei tabulati telefonici incrociavano i cellulari dei ladri con quelli del professionista. Tanto che la rogatoria della magistratura svizzera per furto, ricettazione e sviamento della giustizia, venivano accolti dalla Procura generale presso la Corte d’appello di Perugia.

Secondo gli inquirenti i ladri, uno dei quali era ex dipendente dei derubati e aveva agito per vendetta, si erano introdotti nella villa e fatto un bottino di diversi milioni di franchi svizzeri, rubando vini (bottiglie da 80mila euro), quadri, soprammobili, robot da cucina, vassoi d’argento, calici in vetro, vasi in ceramica, tappeti, candelabri, specchiere, coppe in metallo prezioso, scatole in argento, posacenere, portauova, sculture (una raffigurante Mao Tze Tung e una un drago), uovo Fabergé, mobili d’antiquariato, una scatola portasigari intarsiata e con l’effige di Che Guevara, serigrafie di Andy Warhol e De Chirico e tanto altro.

Il quadro di Picasso, insieme con una scrivania francese del XVII secolo, due quadri e una scatola portagioie erano già stati venduti (e poi recuperati).

Le persone offese si sono costituite parte civile tramite gli avvocati Leonardo Romoli, Enrico Corradini e Alessandro De Rosa.

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