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Cronaca

IL PERSONAGGIO Scrittore, nomade digitale e social innovatore, Marco Improta sceglie l'Umbria dove vivere. Il suo ultimo libro e il futuro

"Pensa che quando sono arrivato ho ricevuto un calorosissimo benvenuto dai miei nuovi vicini che, senza neanche conoscermi, mi hanno regalato crescia"

Cosa succede quando scopri che il copywriter che segui in Instagram (@Diariopop), ovvero Marco Improta, e che ti fa morire dal ridere pubblica un romanzo? Ovviamente lo compri. E se poi scopri che si è trasferito nella tua regione? Ovviamente gli chiedi di conoscerlo di persona con la scusa di una dedica per la tua copia. E se poi il libro è una rivelazione, un miscuglio di generi letterari, un insieme di passaggi geniali, descrizioni coinvolgenti e azione, allora non puoi che intervistarlo. Ed eccoci qui. Partendo con due domande chiave, essendo un giornale umbro  e che dell'orgoglio umbro ne ha fatto una missione. Buona lettura

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Hai deciso di vivere a Valfabbrica. Perché proprio un paese della provincia umbra?
Perché desideravo allontanarmi dalla grande metropoli. A venti minuti d’auto c’è Perugia che è bellissima, a misura d’uomo, un gioiellino. Ma anche Gubbio ed Assisi sono fantastiche. Avevo aspettative bassissime per Terni che invece è stata una sorpresa col suo centro storico meraviglioso. Inoltre la campagna umbra, con i suoi colli, i suoi boschi e le sue radure verdi e soffici, sembra davvero un unico gigantesco golf club: bello, lussureggiante e curato. Questa regione ha tutto: ottimo cibo, tanta acqua tra fiumi e sorgenti, e persone molto accoglienti. Pensa che quando sono arrivato ho ricevuto un calorosissimo benvenuto dai miei nuovi vicini che, senza neanche conoscermi, mi hanno regalato crescia, uova delle loro galline e salami fatti in casa. Insomma – sembrerà un clichè - l’Umbria ha il fascino e la bellezza della Toscana ma senza i suoi prezzi esorbitanti. Che si può volere di più?

Per il tuo lavoro e per le prossime creazioni... l’Umbria ti ispira? E il luogo dove scoprire storie?
Tantissimo. Soprattutto per il primo progetto. La serenità che ti mette l’Umbria, i suoi paesaggi, i suoi ritmi non lenti ma neanche frenetici... L’Umbria è il luogo perfetto per scrivere: ti offre il meglio per aiutarti a mettere pace dentro di te.

Ora però torniamo alla tua produzione artistica.  Marco, il tuo libro L.A. 1987 – CERCANDO AURORA unisce azione, suspance, grottesco, horror e sci-fi. Insomma un mix di generi. Vuoi introdurlo brevemente? 19 maggio 1987, Los Angeles. Durante una sola, insolitamente lunga, notte americana il detective privato Kevin Flow affronta innumerevoli avventure mentre tenta di trovare Aurora Groovesnore, l'attrice più pagata di Hollywood, che pare sparita nel nulla. E lo farà misurandosi con personaggi stravaganti, folli e surreali e vivendo situazioni bizzarre, assurde e perfino oniriche.

Perché una data così precisa?
Volevo raccontare una storia ambientata negli anni ’80, che avesse il gusto di quel periodo in tutte le sue sfaccettature (forse da lì deriva il mix di generi che ne è uscito). Io sono nato il 20 maggio 1987, e mi sembrava divertente far vivere un’avventura al protagonista nella notte che precede la mia nascita
dall’altra parte del mondo.

Ti sei ispirato a qualcuno per Aurora Groovesnore?
Aurora è un’assenza pesante che aleggia sulla storia e sui personaggi. Seguendo le sue tracce si delinea la figura di una femme fatal che è anche un po’ cazzona e svampita: una via di mezzo tra Gwen Stefani e Penny Hofstadter, la protagonista di The Big Bang Theory. Il suo nome è ispirato alla canzone di Lu Colombo Aurora. Nel libro ho cercato di inserire tante immagini prese proprio da quella canzone. Il cognome invece viene da Pandora Groovesnore, la protagonista femminile di Una ballata del mare salato, il primo episodio delle avventure di Corto Maltese.

E per Kevin Flow? 
Kevin è un antieroe. Sulle prime sembra il tipico personaggio spavaldo da film action anni ’80 alla Mel Gibson, solo che poi, quando gli sparano addosso, se la fa sotto come tutte le persone normali di questa terra. In sostanza è un sacco fico ma è tanto dipendente dal giudizio altrui. Ho scelto di chiamarlo Kevin semplicemente perché è uno di quei nomi che gronda “american dream”. Per spiegarmi meglio: hai presente Michael J. Fox Ecco, lui per me ha sempre avuto una “faccia da Kevin”. Invece il cognome, Flow, in inglese significa “flusso”. Durante tutto il libro Kevin Flow non compie mai una scelta: semplicemente gli accadono degli eventi, e lui ne viene trascinato come dalla corrente di un fiume cercando disperatamente di rimanere a galla e non affogare. Si troverà ad attraversare tutte le sue paure nell’arco di una sola notte. Nel libro consigli alcune colonne sonore per accompagnare la lettura. 

Come mai?
Quando scrivo immagino vividamente le scene nella mia testa e, inevitabilmente, anche le relative musiche, proprio come nei film. Da ragazzino volevo fare il regista, ma non ho avuto il coraggio di intraprendere quella strada, così ho fatto un percorso di studi più “normale” e ho preso strade diverse: oggi sono un copywriter e uno scrittore. Insomma racconto comunque storie, ma la passione per il cinema e la sua timbrica è rimasta.

Prossimi progetti editoriali?
Eh, bella domanda! Ho iniziato a scrivere diverse nuove storie di cui esistono già i primi capitoli: la prima è a metà tra L’armata Bracalone e Il Signore degli anelli; un’altra invece è un mix tra Hollywood Party, Hollywood Monsters e La dolce vita: divi, registi, attori, politici, cardinali, servizi segreti e, come avrai capito, mostri come Dracula e Frankenstein, il tutto frullato nella meravigliosa Roma degli anni ’60. C’è anche un terzo progetto: una sorta di diario, di biografia narrata da una voce onnisciente, che salta continuamente da un momento all’altro della vita del protagonista. Da qui dovrebbe uscire una storia un po’ Sapore di mare, un po’ Goonies, un po’ L’ultimo bacio. Insomma devo solo scegliere quale di questi progetti portare avanti fino a completo sviluppo. 

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