Il blog di Franco Parlavecchio | Questo virus ci sta rendendo più soli, più chiusi in noi stessi

Se al rientro a casa senti nell’aria un profumo di pane appena sfornato e la tua metà come primo desiderio non ti chiede un anello ma di regalarle un’impastatrice, allora comprendi che questa pausa forzata ha fatto riscoprire un’altra parte di noi.

Questa quarantena ci ha offerto del tempo in un spazio ristretto come la casa, spesso vissuta come punto di passaggio dove i familiari diventano dei semplici coinquilini che salutiamo fugacemente al mattino per rivederli sfiniti la sera. Questo virus ha trasformato le nostre vite, ha modificato i pensieri e lo farà in maniera incondizionata per molto tempo.

I comportamenti saranno sempre suggestionati dalla paura di essere colpiti da un qualcosa che non abbiamo compreso fino in fondo e che ha lasciato dentro di noi più di una ferita e molte incertezze. Basta pensare ai gesti di tutti i giorni, si passeggia a testa bassa, poco dialogo e saluti ridotti al minimo. I volti non si riconoscono più con la loro mascherina (in alcuni casi forse è meglio così!) Siamo tutti diversi fuori e dentro.  

Già le persone avevano ridotto le proprie relazioni interpersonali dal vivo in favore della schiavitù da cellulare e social media, in futuro saremo ancora più stretti in noi stessi. In questi momenti di grande disagio si potrebbe passare da un gesto di solidarietà fino al peggiore istinto disumano: possiamo tirar fuori il meglio o il peggio di noi stessi. 

Solo pochi mesi fa nell’articolo di Capodanno avevo scritto: “C’è un vortice intorno a noi, un meccanismo completamente impazzito. Giriamo tutti a velocità vertiginosa, spesso a vuoto, come se vivessimo ogni momento in una gara senza traguardo. Ci siamo chiusi dentro un recinto sempre più piccolo dove si è ristretto anche lo spazio per i nostri sentimenti.

Immersi nella routine quotidiana, ci dimentichiamo chi siamo, trovare un momento per fermarci a pensare sembra diventato un lusso. L’augurio per il nuovo anno è quello di iniziare a rallentare, diminuire la nostra velocità, moderare i gesti, la voce, riflettere”. In realtà speravo che il nostro momento di riflessione non fosse costretto dagli eventi. Da questa esperienza dovremmo imparare, molto. I rapporti con tutte le persone saranno diversi. Ci penseremo due volte prima di dare un abbraccio o stringere semplicemente una mano in segno di saluto.

Eppure la nostra forzata quarantena, per chi l’ha vissuta, in parte ci mancherà, in una sorta di sindrome di Stoccolma, una protezione dall'esterno, sicuri nel nostro guscio. Nella negatività abbiamo potuto riscoprire l’importanza del tempo.

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Per chi ha avuto la fortuna di assaporare il meglio da questo periodo, si sarà potuto provare di nuovo il gusto degli affetti più cari, la bellezza dello stare insieme, rivivere un momento per riflettere, magari per scegliere. Siamo tornati indietro nel tempo, costretti a rimanere soli o a vivere con chi spesso trascuriamo.  Alcuni rapporti ne usciranno rinati, rafforzati o riconquistati, altri condurranno a separazioni per sempre. Il nostro istinto, la voglia di vivere sarà la molla per andare avanti senza cadere. E quel semplice desiderio di una impastatrice assume un senso completamente diverso, pieno di significato.
 

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