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Ikea a Collestrada, c'è chi dice no: "Perugia è piena di locali in disuso.. puntiamo sul made in Umbria!"

“Fare l’Ikea a due passi dall’ansa degli Ornari, oasi naturalistica di pregio, non è un’idea di urbanistica al passo con i tempi”. La vede così Mauro Monella, architetto urbanista, esponente di Italia Nostra, amante della sua città

“Fare l’Ikea a due passi dall’ansa degli Ornari, oasi naturalistica di pregio, non è un’idea di urbanistica al passo con i tempi!”. La vede così Mauro Monella, architetto urbanista, esponente di Italia Nostra, amante della sua città e di tutto quello che ruota intorno alla Vetusta

Da tecnico, osserva: “La scelta di implementare (40.000 mq?) il centro commerciale di Collestrada con la costruzione di Ikea rientra in una concezione urbanistica disposofobica (“accumulo patologico seriale”, ndr) che ammassa volumi urbanistici richiedendo impegni economici pubblici rilevanti”.

Con quali conseguenze?

“Significa aggiungere criticità ad una problematica già esistente da tempo, legata all'avere costruito il centro commerciale in un’area non vocata all'edificazione, ma esclusivamente nodo viario di comunicazione”.

Errore cui si può porre rimedio?

“La soluzione più facile, comunemente adottata dai politici, è quella di spendere soldi per apportare correttivi a scelte sbagliate”. E spiega: “La scienza del territorio ci insegna che la collocazione di aree di insediamento non può essere casuale e arbitraria, ma deve rispettare le caratteristiche geo-morfologiche e culturali”.

Dove stanno gli errori, dove lo spreco?

“Per l'adeguamento stradale del cosiddetto ‘nodo di Perugia’, maxi svincolo di Collestrada, sono previsti 73 milioni (?) di euro di soldi pubblici: uno spreco immotivato, a carico di tutti noi!”.

Invece – a suo avviso –  cosa occorre fare?

“Un’urbanistica che pensa al futuro deve cercare di sfruttare gli spazi già esistenti, scegliendo quelli che presentano caratteristiche evidenti per la trasformazione ipotizzata e progettata”.

Allora, quest’Ikea dove la mettiamo?

“In città esistono diverse aree in disuso, anche di notevoli dimensioni, che potrebbero prestarsi molto bene a questo tipo di operazione”.

Allora, la scelta attuale è legata a interessi forti… che fare?

“Contro l’ingerenza multinazionale, mi chiedo: perché le tante Istituzioni operanti non promuovono un progetto che preveda l’apertura di 100 officine artigiane nella città storica? Perché non utilizzare i tanti soldi destinati alla formazione professionale per coniugare ‘rinascimento artigiano’ e rigenerazione urbana?”

Quali i benefici prevedibili?

“Una nuova ICHEA (lo scrivo all’italiana e non c’entra nulla con la multinazionale svedese) con un know how innovativo, realizzata all'interno della città, favorirebbe lo spostamento delle persone verso il centro. Si potrebbe immaginare anche l'ICHEA all'interno di un “co- working nice place” (un luogo dove lavorare bene insieme), in cui artigiani, falegnami, artisti, designer e progettisti locali collaborano proficuamente.

Secondo Monella: “Occorre far tornare la città di Perugia un’officina, un luogo del fare, un laboratorio permanente, aperto ad idee e innovazioni qualificanti e rispettose dell'ambiente, collegato con la realtà regionale che potrebbe sviluppare numerose ricerche, indirizzate, per esempio, all'utilizzo della filiera del legno, di grande attualità nel campo sismologico”.

Cosa serve?

“Perugia ha urgentemente bisogno di un modello, di un ‘made in Umbria’, di un mutuo soccorso tra competenze, imprese ed infrastrutture. Solo con un’Ichea intelligente e lungimirante, che si colloca all'interno della città, si può creare un nuovo capitolo della storia culturale ed economica di Perugia”.Concludendo: “La vecchia concezione dei mercati iper / ultra / super, sempre più inutilmente invadenti, è in netto declino, a causa dell'espansione della modalità ‘e-commerce’, persino in America, dove videro la luce”.

Perciò? “Non svendiamo le nostre genuine risorse paesaggistiche, ma valorizziamole!” Appello finale: “A nord di Ponte San Giovanni stanno bene il Gomito del Tevere, mitico ‘mare di Perugia’, e il Colle di Collestrada, con il suo armonico Centro storico. Di cemento e di traffico ce n’è fin troppo!”.

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