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Cronaca

Reperti mai analizzati, persone mai sentite e il mistero dell'ago mai trovato: indagini per svelare il giallo della morte di Nicola Romano

L'avvocato Barbara Romoli intervistata in radio parla del caso e dell'impegno della famiglia per raggiungere la verità su quanto accaduto il 17 agosto del 2013

Morte di Nicola Romano, l’avvocato Barbara Romoli, che assiste la famiglia, torna a parlare del caso e parla di un “buco nelle indagini”, riaperte a quasi dieci anni dalla morte del giovane.

L’avvocato Romoli ha fatto il punto del fascicolo con la giornalista Lucia Pippi nl corso della trasmissione radiofonica “Dietro la porta” di Moon radio libera Deruta.

Nicola Romano viene trovato morto il 17 agosto del 2013 in via Mater Dei a Perugia. Un anno dopo la Procura archivia il caso come decesso a causa di overdose. La famiglia non ci sta. Troppe cose non tornano e fanno indagini, scoprendo che il ragazzo era stato vittima di pestaggi e minacce. Quanto alla droga, inoltre, era pulito da tempo, da quando si era disintossicato, tanto da ottenere il rinnovo della patente per un anno e il visto per l’Australia. Se non fosse stato “pulito” non avrebbe ottenuto né l’uno né l’altro. Il tutto corredato di perizie tossicologiche, consulenze e fotografie.

Indizi ed elementi che avevano portato la Procura di Perugia a riaprire il caso. Anche se dopo un anno la conclusione era stata la stessa: archiviazione in quanto dopo tanto tempo non è possibile giungere ad accertamenti univoci.

Il giudice per le indagini preliminari aveva accolto la richiesta dei familiari e respinto l’archiviazione che la Procura della Repubblica aveva avanzato dopo aver già una volta ripreso le indagini.

Un primo risultato per la famiglia che si è lungamente battuta per dare giustizia a Nicola, la cui morte venne attribuita a un'overdose. Una spiegazione che la famiglia non aveva accettato di fronte a incongruenze e testimonianze raccolte con indagini difensive, alla base della richiesta di non concludere in questo modo la vicenda. Sull'overdose, in particolare, la famiglia evidenziava come non si era mai trovato l'ago e come il foro fosse presente sul braccio destro, mentre Nicola non era mancino. E poi la posizione del corpo, in terra rannicchiato come se si stesse difendendo. Ancora: messaggi, chat, la confutazione diretta che Nicola nell'appartamento dove è stato trovato morto fosse di fatto prigioniero.

L’avvocato Romoli nel corso della trasmissione ha parlato di indagini affrettate e di una conclusione che non faceva chiarezza, a partire dal “liquido trovato nella bocca di Nicola, i tre bicchieri rinvenuti nel lavandino e i mozziconi di sigarette sparsi per la casa”. Elementi che fanno pensare che Nicola non fosse solo in casa la sera in cui è morto. La sua corporatura, inoltre, fa pensare che non sia stata una sola persona ad aggredirlo e sopraffarlo: “dovevano essere almeno in due, se non tre”.

Le indagini non avrebbero approfondito, inoltre, l’ipotesi della morte come conseguenza di altro reato, in questo caso lo spaccio di droga.

La difesa punta l’indice su alcuni nomi di amici e conoscenti del giovane, mai sentiti dagli investigatori, ma che potrebbero dare delle risposte.

La sorella del 26enne deceduto, Maria Chiara Romano, ha sempre affermato che il giorno del ritrovamento del corpo di Nicola, questo fosse in posizione di protezione, come se qualcuno l’avesse aggredito. Anche l’interno dell’appartamento era tutto a soqquadro e un vicino ha raccontato di aver sentito, intorno alle 3 di notte, un forte trambusto.

L’ipotesi dell’overdose non convince i familiari: Nicola aveva seguito un percorso di recupero e ne era uscito, lo dimostrano anche le perizie tossicologiche che smontano la consulenza della Procura, evidenziando errori nei prelievi e nelle analisi.

Il corpo era stato trovato, a differenza di quanto accade per altri casi di overdose, senza la siringa al braccio e, non solo, l’ago non è mai stato trovato e il foro, secondo i periti, è stato fatto da un mancino. Nicola era destro.

Le indagini dei familiari avevano anche messo in luce come il giovane fosse stato vittima di minacce e pestaggi da parte di almeno due soggetti che gli avevano anche preso le chiavi della macchina e lo ricattavano con richieste di soldi per un probabile debito.

Sulla tomba di Nicola, infine, qualcuno aveva scritto: “Adesso l’hai fatta finita di fare il tonto”.

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