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Cronaca

Aziende in "guerra" legale: querele e sequestri

Battaglia legale tra due aziende: una è accusata di vendita di prodotti industriali con segni mendaci e fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale

Spionaggio industriale e prodotti industriali brevettati immessi sul mercato senza autorizzazione. Scattano denunce, inchieste e sequestri.

La vicenda riguarda l’attività industriale di due aziende umbre, una come parte offesa, l’altra accusata di vendita di prodotti industriali con segni mendaci e fabbricazione e commercio di beni realizzati usurpando titoli di proprietà industriale.

Una guerra nata dalla scoperta da parte della prima azienda che la seconda ditta avrebbe realizzato e posto in vendita un prodotto brevettato per cucine componibili. Dalla denuncia è scaturita un’inchiesta della Procura di Perugia che ha portato alla perquisizione in azienda e al sequestro dei prodotti.

La seconda azienda sostiene di aver agito in buona fede e nella correttezza degli scambi commerciali, mettendo in vendita il prodotto originale e non una sua imitazione. Il problema si sarebbe verificato nel momento in cui l’azienda sotto indagine avrebbe acquistato il prodotto dalla ditta che lo produce per conto di chi detiene il marchio e non direttamente da questa. Questa condotta “non integrerebbe il reato contestato, di cui non emergerebbero gli elementi costitutivi difettando l'idoneità a porre in inganno il consumatore cerca la qualità o la provenienza del prodotto”.

Tutti i giudici che hanno affrontato la questione, dal gip alla Cassazione, hanno concordato sul risultato delle indagini, e cioè che la produzione e la commercializzazione di oggetti con marchio della ditta che detiene il brevetto, sarebbero avvenute senza alcuna autorizzazione da parte della società del querelante, e che la seconda azienda avrebbe “illegittimamente proceduto alla produzione” degli oggetti con il logo originale e commissionando ad una terza azienda la produzione, “senza autorizzazione” né “che ci fosse mai stata alcuna cessione dei diritti di uso del marchio e del logo”.

Da qui la conferma anche del sequestro con rigetto del ricorso per Cassazione.

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