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Picchiata e abbandonata, la sua unica "colpa" è stata quella di rimanere incinta

Nei confronti dell'ex fidanzato pende come un macigno l'accusa di minacce e lesioni. Accuse che derivano dal racconto reso davanti al pm dalla donna

Una storia che lascia perplessi. Una di quelle che si preferirebbe non raccontare mai, ma che purtroppo fioccano nelle aule di giustizia. Coraggiosa e impavida. Sono questi i primi aggettivi che vengono in mente sentendo, in una fredda udienza, la storia di una giovane donna, di origine musulmana, che pur di dare alla luce il proprio bambino è stata prima violentemente picchiata dall’allora fidanzato e successivamente ripudiata dalla famiglia che non ha accettato quella nascita, arrivata fuori dal matrimonio.

Una vita da difendere a ogni costo. Un barlume di speranza, forse, in un’esistenza dove un gesto di coraggio si paga anche a caro prezzo. Lei, adesso, vive in una casa famiglia, lontana da quel luogo e da quell’uomo che le urlò brutalmente “io ammazzo te e quella cosa che hai dentro”, come si legge nel capo d’imputazione.

Parole, urla e poi le botte. Alla notizia, infatti, dell’arrivo del piccolo, l’uomo, adesso indagato e difeso dall’avvocato Ambra d’Ambrosio, “colpì più volte con schiaffi e pugni all’addome la donna e la ingiuriò dicendole ‘mignotta, puttana’”. Questo solo un piccolo estratto del capo d’imputazione, dove si legge il dramma di una donna schiava della brutalità di un uomo. Ciò che sconvolge non è però solo quella violenza inaudita alla notizia dell’arrivo di una nuova esistenza, è anche il comportamento dei genitori della giovane, dettato forse da usanze di costume a noi lontane e spesso incomprensibili.

Un bambino concepito al di fuori del matrimonio. Un’azione discutibile. Un atto di vergogna per lei, ma soprattutto per i familiare. Un gesto rinnegabile anche con l’allontanamento dai propri cari, gli stessi che si presume l’avrebbero dovuta proteggere dall’ira dell’uomo e dalle insidie della società. Gli unici, invece, a darle conforto sono stati gli assistenti sociali che l’hanno presa con sé, assicurandole un posto letto per lei e per suo figlio.

Ma la rabbia a volte è tanta, e lei ha deciso di ribellarsi prima di dileguarsi nel nulla, dato che la giovane non è più reperibile al suo domicilio. La donna si è scaraventata contro l’auto dell’uomo, o meglio del padre del suo bambino mai riconosciuto, abbozzandola. Dopo quest’ultimo gesto se ne è andata dalla vita di tutti per sempre con il suo piccolo che alla fine, grazie al coraggio della giovane, ha visto la luce. La donna è difesa dall’avvocato Elodia Mirti. Ma è domani, 17 aprile, che si tornerà nuovamente in aula. Nei confronti dell'ex fidanzato pende, infatti, come un macigno l'accusa di minacce e lesioni. Accuse che derivano dal racconto reso davanti al pm dalla donna. Adesso spetterà solo al giudice decidere se condannare o meno l'uomo. Unica cosa certa è che se ha una coscienza, dovrà fare in futuro i conti con questa. 

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