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Gli effetti collaterali del coronavirus e il rischio infiltrazioni mafiose: chiesto monitoraggio salva-imprese e legalità

L'ordine del giorno del consigliere regionale Donatella Porzi al vaglio della commissione anti-mafia della Regione

Coronavirus e infiltrazioni mafiose in Umbria. Due mali che a livello teorico non hanno nessuna connesione tra loro. Ma gli effetti collaterali del coronavirus sull'economia regionale - già provata da anni di crisi mai completamente superata - possono aprire non una strada, ma una vera e propria autostrada alle varie mafie presenti e ben radicate in Umbria e nell'Italia Centrale, come le ultime inchieste lo dimostrano. Il problema è stato lanciato in consiglio regionale dalla consigliera Donatella Porzi che ha ben studiato il modus operandi dei clan al di fuori dei propri territori.

Le ultime due inchieste dimostrano che i mafiosi - soprattutto la 'Ndrangheta che è l'associazione ad oggi con più liquidità - puntano le aziende umbre più deboli e bisognose di soldi: una volta dentro si nascondono per prendere appalti (svincolati dai paletti anti-mafia), riciclare soldi, truffare anche le banche e fornitori e ripulire tutta la cassa. Distruggendo così il tessuto economico locale. Il blocco delle attività e le difficoltà economiche determinati dal coronavirus possono dunque diventare esplosive.  

“Con il prolungarsi della fase di lockdown – dice Porzi – , si fanno sempre più attuali gli allarmi lanciati dal dipartimento di Pubblica sicurezza diretto da Franco Gabrielli, dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, dal procuratore generale di Perugia Fausto Cardella e dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. L’eventualità è che lo stop prolungato determini una crisi di liquidità delle imprese, offrendo così una occasione alle attività criminali per infiltrarsi e determinare il futuro dell’economia della nostra regione. Le mafie infatti, ricordava De Raho proprio ieri in una intervista, si inseriscono quando c’è difficoltà e iniziano partendo dal costruirsi un consenso sociale”.

Per queste ragioni si chiedono degli interventi mirati e un osservatorio sulla situazione che saranno discussi direttamente al Coordinamento delle commissioni e degli osservatori regionali sul contrasto della criminalità organizzata e della promozione della legalità delle Assemblee legislative  italiane. “Dall’Umbria – ha concluso Porzi – deve partire una risposta pronta sull’argomento, dobbiamo dare l’esempio. La nostra proposta di ordine del giorno sarà inviata per essere condivisa anche sul tavolo nazionale al Coordinamento delle commissioni e degli osservatori regionali sul contrasto della criminalità organizzata e della promozione della legalità".

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