Cronaca

Cittadella giudiziaria e processi più veloci, il nuovo procuratore generale Sottani si presenta alla "sua" Perugia

Il magistrato perugino torna in Corte d'appello dopo essere stato procuratore a Forlì e Ancona: "Il Covid ha imposto un'innovazione tecnologica che contribuirà a snellire la giustizia"

“Torno a Perugia dopo dieci anni e sono contento, non solo perché perugino, ma perché vi ho lavorato per una ventina di anni nel capoluogo. Come il poeta Kavafis, che ritorna ad Itaca e la trova cambiata, anche io mi sono posto la domanda: troverò una città diversa o la città troverà diverso me?”.

Sergio Sottani, nuovo procuratore generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Perugia,l ha preso possesso della carica nel corso di una cerimonia ridotta a causa dell’emergenza sanitaria da Coronavirus, incontrando il presidente della Corte d’appello Vincenzo D’Aprile e i presidenti dell’Ordine degli avvocati di Perugia Stefano Tentori Montalto e della Camera penale Vincenzo Bochicchio.

Parlando con la stampa il nuovo procuratore ha tenuto a sottolineare alcune criticità da affrontare subito.

“Ci troviamo in un momento difficile, non ho un obiettivo stabilito, ma voglio lavorare in squadra con i sostituti procuratori e con il personale amministrativo, di cui c’è carenza in tutta l’Umbria – ha detto Sottani - Dialogherò con l’avvocatura perché si tratta di protagonisti del servizio”.

Per il procuratore Sottani “il Covid ha mostrato la difficoltà degli uffici pubblici e di quelli giudiziari” in particolare per quanto riguarda l’edilizia giudiziaria, “per la quale cercheremo soluzioni ecocompatibili, migliorando l’apporto dell’informatica al fine di far circolare i fascicoli e non le persone. Vorrei vedere le persone solo nella aule per i processi e non negli uffici. Le innovazioni che il Covid ha imposto posso farci fare un grande salto di qualità verso questa direzione”.

Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla “cittadella giudiziaria” Sottani ha ricordato che “quando sono andato via, nel 2011, già da dieci anni prima si parlava di questo progetto, da quando venne trasferito il carcere. Pensando al passato sarei scettico, dicendo che non so se riusciremo, come quando augurammo il Tribunale penale e notammo subito che le aule non erano adeguate, tanto che molti processi si celebrano spesso nella Sala degli affreschi nel palazzo del Capitano del popolo; ma capisco che si tratta di un’esigenza impellente per tutti gli operatori della giustizia”.

Il magistrato non ha mancato di sottolineare, dopo le dichiarazioni del ministro Cartabia sulla riforma della giustizia come richiesta dell’Unione europea, che è necessario fare uno sforzo per “realizzare i principi del giusto processo - ha detto Sottani – Soprattutto per quanto riguarda la celerità del processo, cercando di evitare le prescrizioni in dibattimento”.

Un accenno anche alla questione morale in magistratura, citando il poeta libanese maronita Gibran, quando scrive che “la tempesta disperde i fiori, ma non distrugge i semi”, con la necessità di “seminare resilienza anche nella giustizia, ristrutturando sotto il profilo della professionalità la magistratura, abituandosi a rendere conto di quanto si fa, come in occasione del bilancio sociale degli uffici giudiziari”. Citando ancora un personaggio che ha avuto parte nella storia di Perugia, il predicatore San Bernardino da Siena, il procuratore Sottani ha voluto ricordare come tutti gli uomini hanno “due orecchie e una bocca” e i magistrati sono “più adatti ad ascoltare che a parlare”.

Ed è proprio per questo che, anche in un momento difficile, la “magistratura deve dare un’immagine trasparente e credibile – ha concluso Sottani - Il futuro è nella nostre mani, saper comunicare la giustizia sarà fondamentale e chiedo agli operatori dell’informazione, che non sono responsabili di nulla in questa situazione, di essere in grado di cogliere il vero senso del nostro operare”.

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