Cronaca

Giuliano Giuman, l'artista perugino di fama internazionale e la sua nuova "rivoluzione"

"E' scattata una molla, un impulso, un’idea: perché non sperimentare una simbiosi unica e irripetibile?"

Giuliano Giuman, riconosciuto Maestro della vetrofusione, inventa una singolare contaminazione tra pittura e scultura. Una singolarissima alchimia che sgorga da memorie dottoriane di aeropittura e si mescola a magici vetri dai colori fantasmagorici.

“Avevo un certo numero di tele di grande formato delle quali intendevo far omaggio a un giovane pittore che abita poco sopra”, esordisce Giuman. “Ma poi è scattata una molla, un impulso, un’idea: perché non sperimentare una simbiosi unica e irripetibile?”.

Giuliano è partito, lancia in resta, con questo proposito. Lo ha messo in atto e ne è uscito qualcosa di notevole. Il matrimonio tra i materiali è stato celebrato con successo. Quei lavori portano impresso lo stigma di un percorso artistico innovativo sul quale Giuman continuerà. Si spera.

Il vetro è spesso inserito in linea di continuità o come segno di frattura con la pittura: la lega o la rompe, la esalta o la squarcia. Ogni progetto ha la propria storia: non ci sono due opere lontanamente paragonabili. Così ci troviamo di fronte a realtà invisibili, o irrealtà visibili, riconciliate sotto il segno della bellezza.

E se ne esce turbati, o soddisfatti: perché compito dell’arte è quello di toccarci il cuore e l’intelligenza. Senza sapere se quell’incontro sia stato utile a farci momentaneamente evadere dal mondo o se, invece, abbia rafforzato il nostro legame con la vita.

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