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Il maestro Giuman spiega in anteprima il marchingegno della sua ultima opera in mostra da Buonumori

L’opera verrà inaugurata oggi pomeriggio, alle 18, incastonata come perla nella vetrina del rinnovato atelier Buonumori di corso Vannucci

“Autoritratti” di Giuman: fra vetro a gran fuoco, diavolerie elettroniche e giocosità. L’opera verrà inaugurata oggi pomeriggio, alle 18, incastonata come perla nella vetrina del rinnovato atelier Buonumori di corso Vannucci. L’Inviato Cittadino lo ha sperimentato, rimanendone entusiasta. Funziona così: l’arte è costituita dal dipinto su vetro e si vede passando. Se poi uno si avvicina e posa i piedi in prossimità delle “orme orientative”, l’opera diventa specchio e ritrae il soggetto che ha di fronte.

“È un modo per ‘entrare dentro’ l’opera”, suggerisce una gentile collaboratrice di Giuman. Ma anche, ci pare, una maniera di esplorare il contenitore, ossia quella splendida boutique di Nando Placidi. Ritratti – osservo io – perché di fronte al pittore o all’obiettivo ciascuno di noi si “ritrae”, ossia si ritira per non svelare la parte più intima di sé. Eppure, se non l’animo, l’involucro corporeo si rispecchia.

Ma come funziona?

“Semplice”, spiega Giuman che aggiunge come l’idea faccia capo a Paolo Ballerani. “In concreto, ponendosi a una certa distanza dal vetro, si viene intercettati da una fotocellula e s’interrompe il raggio laser. Di modo che la retroilluminazione si spegne e il vetro diventa specchio, riflettendo la persona”. Semplice e geniale, oltre che artistico. Decisamente, qualcosa su cui “riflettere”. Saranno in tanti, oggi pomeriggio alle 18, a tentare l’esperimento che riuscirà infallibilmente.

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