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Concepiscono un figlio durante una gita, il padre ricchissimo si rifiuta di pagare la retta scolastica

Lui quel bambino non lo ha mai voluto, ma alla fine la madre, dopo 12 anni di silenzio decide di chiedere al padre i soldi della retta scolastica

Si conobbero a una gita parrocchiale: lei procace studentessa fuori sede e lui rampollo di famiglia agiata. Durante la scampagnata tra i due scoppia il sentimento o, per meglio dire la passione. Ed è proprio durante una notte di fuoco che concepiscono un figlio. Lui però di quel bambino non ne vuole sapere, al punto tale che pur di non vederlo si rifiuta di effettuare il test del Dna.

Inizia quindi una lunga trafila giudiziaria. Lui nega di essere il padre della creatura, resiste fino in Cassazione ma è tutto vano: o fa il test di paternità o deve necessariamente contribuire al mantenimento del bambino. Nel frattempo il piccolo cresce e la madre, senza consultare il padre, decide di iscriverlo ad una scuola elementare privata. Da questo momento in poi si apre una nuova voragine, fatta di ripicche e lunghe udienza davanti al giudice.

La retta scolastica (circa mille euro all'anno) dovrebbe essere divisa in egual misura tra i genitori, ma il padre si rifiuta di corrispondere alcunché, asserendo che la scelta della scuola privata è dipesa dalla volontà unilaterale della madre. La madre, quindi, assistita dagli avvocati Simone Marchetti e Antonio De Angelis, si è rivolta al Giudice di Pace di Perugia che dovrà stabilire se queste spese siano o meno rimborsabili (pro quota) dal padre del bambino. 

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