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Giornata calda in Gesenu, il presidente combatte contro nuovi sospetti e l'indagato torna in Procura

Se l'ex direttore Sassaroli è stato chiamato in Procura con i suoi legali, dall'altra il presidente di Gesenu Marconi costretto a smentire e a duellare con il Movimento 5 Stelle convinto che la nuova dirigenza fosse a conoscenza delle anomali sulla gestione rifiuti

Un'altra giornata infuocata in casa Gesenu, la società perugina addetta allo smaltimento dei rifiuti e caduta ancora una volta nella trappola delle inchieste su smaltimento, compost non di qualità, inquinamento e certificati truccati. Qusta mattina intorno alle 10 l'ex direttore Giuseppe Sassaroli, agli arresti domiciliari, è stato convocato in Procura. Con lui il suo pool di avvocati. Massimo riserbo su come sia andato l'interrogatorio. La difesa ribadisce che il Sassaroli è sereno e convinto di poter dimostrare la sua estraneità ai fatti o il dolo nella sua gestione in Gesenu. Intatto le accuse restato sempre gravissime a suo carico. 

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Giornatina non facile neanche per il presidente di Gesenu Luca Marconi che, nonostante non sia toccato dall'indagine, è costretto a fronteggiare una serie di sospetti e dichiarazioni che arrivano a lambire anche la nuova gestione che lui rappresenta. Il capogruppo comunale del Movimento 5 Stelle, Cristina Rosetti, ha riportato in una sua interrogazione alcuni stralci dell'intervista rilasciata a La Nazione da parte dell'imprenditore del settore Stazi che "dichiara di avere informato delle irregolarità registrate e certificate e dell'ostruzionismo che ne derivò nei confronti dello stesso e della sua società - la Seit, un tempo partecipata al 70% da Gesenu - la dirigenza della Società Gesenu, i due AD dell'era Romizi, Gentile e De Paolis, e tutti i presidenti di Gesenu che si sono succeduti".

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Il presidente Marconi, tramite l'ufficio stampa di Gesenu, non sono ha smentito di aver ricevuto rapporti o altre informazioni di irregolarità ma di non conoscere neanche lo Stazi: "mai ha ricevuto comunicazioni formali o informali di tal genere e che prima ancora, non conosce e mai ha conosciuto il Sig. Stazi". Ed ha inviato chiunque abbia da riferire qualcosa a farlo direttamente anche lui senza nessun timore: "Chi ha da riferire fatti e circostanze ritenuti rilevanti, si deve rivolgere prioritariamente alla magistratura inquirente e possibilmente agli organi della società, compreso il sottoscritto, perché si possano assumere, ove venga riscontrata la fondatezza, immediati provvedimenti".

"Si ricorda  - ha concluso il Presidente - che sono in gioco oltre mille posti di lavoro e lo svolgimento di un servizio essenziale che non può essere messo alla gogna mediatica prima che sia completata l'indagine in corso della magistratura e siano stati espletati gli accertamenti in contraddittorio propri di ogni procedimento penale". La società finora, adottando il principio della massima prudenza e trasparenza. ha assunto preventivamente provvedimenti cautelari di sospensione di tutti i dipendenti e ha in corso una riorganizzazione interna. Un atteggiamento proprio per prendere posizione e tutelare l'azienda prima che il rischi un tracollo finale tra indagini e sospetti. 

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