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Sabato, 18 Maggio 2024
Cronaca

Ganci abbandonati alla Sala Cannoniera: "Così sembra una sala per appendere i prosciutti"

“Ma che ci fanno, alla Cannoniera, quelle inutili coppie di ganci che sembrano uncini per attaccare i suini o i quarti di bue? Peraltro sono anche ossidati (alla Paolina, com’è noto, piove ndr). Sarebbe il caso di toglierli”

“Ma che ci fanno, alla Cannoniera, quelle inutili coppie di ganci che sembrano uncini per attaccare i suini o i quarti di bue? Peraltro sono anche ossidati (alla Paolina, com’è noto, piove ndr). Sarebbe il caso di toglierli”. A farsi la domanda – e a darsi la risposta –  non è una persona qualunque, ma Giuseppe Agozzino: proprio colui che fece murare quelle coppie di ganci alle pareti della storica sala. Per farne che? Per appendere i sei affusti di cannone di età borbonica, del peso di 9 quintali ciascuno, prelevati dalla spiaggia di Porto Empedocle, città siciliana in cui lui stesso aveva avuto i natali. “I cannoni – ricorda – appartenevano alla Fortezza. Per un certo periodo, furono utilizzati come attracchi al molo. In seguito, sostituiti da attrezzature specifiche, furono abbandonati nella cinta portuale, nella zona di competenza della capitaneria, e ricoperti di sabbia, portata da qualche tempesta”. “Ero andato in vacanza a trovare mia madre e mio fratello – prosegue Agozzino – quando, casualmente, mi imbattei in questi reperti che sollecitarono il mio interesse. Ne parlai al sindaco, mio amico: mi disse di farne ciò che volevo. Era la metà degli anni 60”.

Poi, come andarono le cose?

“Li feci portare a Perugia, dove li affidai alle cure amorevoli del fabbro Gildo Rossi, rinomato artigiano con bottega in via delle Streghe. Questo artista – peraltro autore della cancellata della Fontana Maggiore – li riportò all’originario splendore. Dopo di che, li collocammo nella Sala Cannoniera”. “All’epoca, il presidente dell’Azienda di promozione turistica era Ottorino Gurrieri, che si adoperava per il rilancio e la valorizzazione della Rocca del Sangallo. È stato lui a ricordare, in un suo studio, che in quella sala erano conservati ben due cannoni cinquecenteschi (ciascuno col proprio nome), inspiegabilmente spariti durante i lavori di svuotamento di parti della Rocca.

Cosa trovare di meglio che sostituire i cannoni rubati con altri affusti, sebbene di origine ottocentesca? Ricorda Agozzino: “Il sindaco della località agrigentina, su impulso dello scrittore Andrea Camilleri, chiese – a distanza di oltre 40 anni – la restituzione degli affusti di cannone, accusandoci di averli rubati. Eppure non c’era stato nessun furto: i cannoni ci erano stati donati e noi ne curammo il restauro. Tanto che i miei compaesani avrebbero dovuto manifestare riconoscenza verso la città di Perugia”. “Li salvammo dalla distruzione – precisa Agozzino – poiché giacevano in discarica, esposti all’erosione della salsedine e in balia di chiunque volesse appropriarsene. Portarli col treno fu un’impresa non da poco: impegnativa e costosa”. “Poi – prosegue – giunse l’irrituale richiesta da parte del sindaco Firetto, cui il Comune di Perugia, tramite l’allora primo cittadino Renato Locchi, rispose riconsegnandone due e tenendosi i quattro, tuttora in vista”. Ma, in questo caso, non bastava il possesso quarantennale a costituire titolo di proprietà?

Ora, i due cannoni restituiti alla città siciliana fanno bella mostra di sé all’ingresso del palazzo comunale di Porto Empedocle, mentre alla Paolina sono rimasti gli altri quattro. “Ma – e qui arriva la nota polemica – al momento dello smontaggio per la restituzione, andavano tolti di mezzo i relativi ganci di sostegno, realmente orrendi. In un caso fu fatto, mentre, nella parete adiacente al corridoio che conduce al Grande Nero di Burri, sono stati improvvidamente lasciati quegli inutili ganci che sembrano attendere la salata dei prosciutti” (foto). Sono sporchi, coperti di polvere e detriti. Il lavoro da fare è questione di dieci minuti. “Si tratta – dice un operaio del cantiere comunale – di dare due botte di frullino, tagliando i supporti alla radice della muratura”. Un’operazione, dunque, semplice, rapida, economica. Che il Comune di Perugia non avrà difficoltà ad eseguire.

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