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Ruba "gratta e vinci" e soldi in tabaccheria, dal primo grado alla Cassazione la condanna aumenta

In appello revocata la sospensione, fino alla condanna a pagare spese processuali e 3mila euro alla Cassa delle ammende

Ruba “gratta e vinci” in tabaccheria e viene condannato. In appello la condanna è confermata, con revoca della sospensione condizionale. In Cassazione i due provvedimenti vengono confermati e si aggiunge la condanna a pagare 3mila euro alla Cassa delle ammende per inammissibilità del ricorso.

È la storia di un perugino condannato per furto “di biglietti ‘gratta e vinci’, di prodotti di tabaccheria e della somma di euro 630 euro, presenti nei locali di una tabaccheria, e nella macchina distributrice esterna”. Furto aggravato “dall'avere commesso il fatto in tempo di notte, su cose esposte alla pubblica fede, con violenza sulle cose, e dalla recidiva specifica e infraquinquennale”.

In appello i giudici avevano revocato la sospensione condizionale ed era stato proposto ricorso per Cassazione sulla base di una diversa valutazione del furto: cioè non aggravato, ma semplice.

Per i supremi giudici, però, il ricorso è inammissibile “perché propone un motivo non devoluto al giudice dell'appello, prospettandolo per la prima volta dinanzi al giudice di legittimità”.

Da qui la condanna al pagamento di 3mila euro alla Cassa delle ammende e delle spese processuali.

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