Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca Ponte Felcino

Rapina con sparatoria a Ponte Felcino: condanna a 15 anni per il terzetto di banditi. Uno è latitante

Nel corso del tentativo di furto un quarto componente della banda era rimasto ucciso nel conflitto a fuoco e abbandonato dai complici

Condannati i rapinatori protagonisti della sparatoria mortale a Ponte Felcino nel 2018 in cui morì un loro complice. I tre albanesi sono stati condannati a quindici anni di carcere in totale: 5 anni e 4 mesi di carcere per Madrid Kaja, 6 anni e 2 mesi per il connazionale latitante, 3 anni e 6 mesi per Erion Kozi con il patteggiamento (difeso dall’avvocato Donatella Panzarola). I tre sono stati condannati anche a risarcire con 5mila euro la guardia giurata che li intercettò e sparò contro di loro (finendo indagato) e 10mila ai due carabinieri intervenuti sul posto e protagonisti del conflitto a fuoco (furono indagati anch’essi). La parti civili erano assistite dagli avvocati Alessandro Vesi e Nicola Di Mario.

Il commando di malviventi era entrato in azione nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 2018. Un gruppo di banditi era giunto a Ponte Felcino e aveva razziato la tabaccheria di via Messina, ma erano stati colti sul fatto da una guardia giurata e da una pattuglia di Carabinieri. Nel conflitto a fuoco era morto Eduart Kozi, 50enne albanese, raggiunto alla testa da un proiettile e lasciato dai suoi complici morto nell’auto utilizzata per la fuga.

Carabinieri e guardia giurata, allo scattare dell’allarme intorno alle 4 di notte, si erano subito recati sul posto e avevano visto un’Audi e i ladri armati e con il passamontagna. Avevano intimato l’alt, ma i banditi con una serie di manovre si erano allontanati, cercando di speronare per due volte le auto di servizio dei Carabinieri e del vigilante. Militari e guardia giurata avevano esploso 14 colpi di arma da fuoco “prevalentemente contro l’autovettura” secondo pubblico ministero e giudice per l’udienza preliminare. Proprio in questa fase, inoltre, il malvivente deceduto sarebbe stato colpito da una pallottola alla nuca (sparata da uno dei due carabinieri).

Nella fuga, infatti, l’auto dei banditi “nel momento in cui uno degli indagati puntava la pistola verso lo pneumatico posteriore destro”, effettuava una rapida retromarcia, con frenata e sottosterzo al fine di invertire la marcia e fuggire. Questa manovra avrebbe abbassato l’auto di 6 centimetri e mezzo e il colpo destinato agli pneumatici avrebbe raggiunto il lunotto posteriore e la testa del bandito. Dei 14 colpi esplosi 8 sono finiti sulla carrozzeria dell’auto, 1 ha ucciso Kozi, mentre gli altri 5 non hanno raggiunto alcun bersaglio.

L’auto era stata abbandonato e il terzetto di banditi aveva camminato a piedi per un paio di chilometri verso il centro abitato di Pretola e poi con un’auto rubata avevano preso la via della Campania. Quella stessa notte la banda aveva messo a segno altri quattro colpi: Urbania, Città di Castello, Niccone e Pierantonio.

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