L'arte è un affare, soprattutto quando è rubata o falsificata. In Umbria vale quasi 3 milioni di euro

Bilancio dei Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale: "Furti raddoppiati, da 13 a 26. Molti parroci non si accorgono delle ruberie". Il ritrovamento più importate: la Madonna con Bambino di Pinturicchio

Raddoppiano i furti di opere d’arte in Umbria: dai 13 furti commessi nel 2018 ai 26 nel 2019; ma pesano i 17 furti scoperti solo dopo che i Carabinieri del Tpc avevano recuperato e restituito le opere rubate in chiesa e di cui i parroci non si erano accorti.

L’Umbria, su questo fronte, rimane particolarmente sensibile, nonostante la campagna di catalogazione della Conferenza episcopale italiana e l’installazione di sistemi antifurto nelle chiese, santuari, cappelle di campagna, poco frequentate e di difficile sorveglianza.

I Carabinieri del Nucleo Tpc perugino hanno recuperato beni antiquari, archivistici, librari e archeologici, il cui valore è stato complessivamente quantificato in circa 2.750.000 euro. Monitorando il sistema delle aste online sono state rintracciate e sequestrate opere palesemente contraffatte e falsamente attribuite ad Alberto Burri, Bernard Aubertin, Mimmo Rotella, Mauro Reggiani, Gerardo Dottori, Michelangelo Pistoletto, Armand Pierre Fernandez in arte Arman, Eliano Fantuzzi, Renato Guttuso. Un giro di affari di almeno 100.000 euro.

Nel 2019 sono state denunciate 40 persone, di cui 8 per reati in danno del paesaggio. Risultano controllati 1724 beni nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti; 95 esercizi antiquariali e commerciali; 102 mercati e fiere del settore. Sono stati recuperati 498 beni antiquariali, archivistici e librari; 972 reperti archeologici integri; sequestrate 32 opere d’arte contemporanea contraffatte.

Nel corso dei servizi dedicati alla tutela dei siti e delle aree d’interesse culturale sono stati controllati 60 siti tutelati da vincoli paesaggistici e monumentali e 38 aree archeologiche. Il Nucleo ha effettuato anche 23 verifiche sulla sicurezza di musei, delle biblioteche e degli archivi umbri, riscontrando una generale buona condizione delle misure anticrimine.

Tra le opere rintracciate risultano un dipinto di scuola napoletana del 1600, raffigurante “Architetture civili rovine” (definiti anche capricci architettonici), risultato provento di furto avvenuto a Roma, rinvenuto alla mostra mercato dell’antiquariato di Assisi e di 17 volumi a stampa del 1700.

A Città di Castello è stata individuata e sequestrata un opera “frattale” a firma del Maestro Pistoletto presso un antiquario, risultata poi falsa. Nell’abitazione di uno degli indagati sono stati trovati due anfore e una statuetta votiva, di epoca romana, risalenti al II secolo dopo Cristo.

L’operazione “Chiese sicure” ha portato al recupero e alla restituzione di dipinti, statue, oggetti devozionali di varia tipologia, trafugati da un banda nelle chiese di Perugia, del Trasimeno, di Arezzo e Città di Castello.

Volumi editi tra il 1600 e il 1800, rubati da fondi librari pubblici e archivi nazionali, e reperti archeologici di produzione magno-greca, sono stati trovati in vendita presso un esercizio di commercio antiquario a Perugia.

Il ritrovamento più importante è costituito dalla Madonna con Bambino attribuita a Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio (gli storici dell'arte preferiscono Pintoricchio), rubata dall’abitazione di un privato collezionista di Perugia nel 1990 e messa all’asta a Londra.

La “Dama con i capelli raccolti”, rubata a Bologna, è stata trovata a Todi presso un restauratore. Una collezione di reperti archeologici, invece, è stata messa in vendita dai familiari di una persona deceduta. La vendita è stata bloccata dalla Soprintendenza e dai Carabinieri.

Un artista ha denunciato il raggiro messo a segno da cinque truffatori, presentatisi come mercanti d’arte e interessati all’intera sua produzione. Dopo aver pagato un acconto di poche migliaia di euro, si sono impossessati di oltre 200 opere e sono spariti. L’intera collezione di dipinti è stata trovata in un magazzino di Bologna, pronta per partire alla volta della Bulgaria.

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