Cronaca

Dalle sale del museo alla vendita sul web, allarme per i furti di opere d'arte

Il presidente della Corte d'appello di Perugia: ritrovati 377 oggetti d’arte per un valore di quasi mezzo milione. Quadri e opere finiscono all'asta online

Quadri, cornici antiche, vasi, monete, capitelli, acquasantiere e candelabri. Gli oggetti e le opere d'arte sono ancora un “bene rifugio” e alimentano un mercato molto vivace. Spesso e volentieri, però, illegale, con oggetti provento di furto da musei, collezioni, chiese e monasteri. Solo ad esempio potremmo ricordare le due tele rubate nel 2001 nella chiesa di Santa Maria di Monterone, vicino al cimitero monumentale di Perugia (una era di Giovanni Piceller, raffigurante l'“Incredulità di san Tommaso”); oppure medaglioni in marmo, cornici di quadri, antiche porte in legno, cornici scolpite di caminetti, comodini e credenze del XVI secolo, scrivanie in legno pregiato, tele dell'Ottocento, vassoi d'argento e un tavolo in legno intarsiato, le ante delle porte, un coro ligneo, cornici e tele, candelieri e fregi della chiesa San Pietro di Massa Martana.

Di furti d’arte si è occupato anche il presidente della Corte d’appello di Perugia nel discorso augurale del nuovo anno giudiziario. Per il magistrato Mario Vincenzo Aprile “l’analisi complessiva del fenomeno criminoso nel settore del patrimonio culturale relativa al periodo in osservazione ha consentito di evidenziare un modesto volume di furti, in flessione del 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Le forze dell’ordine hanno ritrovato 377 oggetti d’arte tra beni antiquari, libri, archivistici ed archeologici per un valore complessivo degli oggetti recuperati di 464.000 euro.

Secondo la relazione del presidente della Corte non ci sono scavi archeologici clandestini in Umbria e ogni tanto si rinvengono sul mercato “un piatto in ceramica finemente lavorato, raffigurante l’episodio biblico di Giaele e Sisara, riferibile al XVIII secolo - opificio Castelli, oggetto di furto in Palermo da privata abitazione nel 2008, il sequestro di una statua lignea del XIII sec., già provento di furto presso il Museo di Spello nel 2008; il sequestro e la restituzione di varia documentazione grafica sottratta dall’archivio dell’Opera del Duomo di Orvieto; il sequestro di una mappa acquerellata della città di Orvieto, provento di furto presso il locale comune”.

Le opere, secondo le relazioni delle forze dell’ordine, vengono vendute attraverso i canali web, molto più difficili da controllare rispetto a fiere e mercati, dove può sempre aggirarsi qualche esperto o studioso che potrebbe riconoscere la merce di dubbia provenienza.

Sempre secondo il presidente Aprile, “particolare attenzione è stata rivolta ai titolari di gallerie d’arte presenti sul territorio, sulle cui opere sono in corso riscontri presso associazioni e fondazioni, al fine di verificarne l’eventuale contraffazione”. Da segnalare, in tal senso, l’indagine sulle opere presentate alla Fondazione Palazzo Albizzini, collezione Burri, rivelatesi “falsamente attribuite al Maestro, avvalorate da attestazioni di autenticità false”. Un tentativo di truffa che ha portato alla denuncia “in stato di libertà di vari soggetti ed il recupero di manufatti che, qualora immessi nel mercato, avrebbero potuto essere venduti a cifre elevatissime”.

Tra le tante opere sparite nel nulla si potrebbero ricordare un quadro della Madonna avvenuto a Mantignana di Perugia, proprio durante la festa paesana. Oppure i vari capitelli di una tomba gentilizia del cimitero di Spoleto, spariti di notte e finiti chissà su quale bancone di mercatini di antiquariato. Come non ricordare, infatti, il furto a Picciche, nella chiesa parrocchiale, dove i ladri hanno agito grazie al ponteggio metallico per i lavori di restauro dopo il sisma del 1997. O ancora il furto avvenuto a Campello sul Clitunno alla Chiesa della Madonna della Bianca. Per non parlare del patrimonio della Madonna dei Bagni di Casalina: le targhe votive appese alle pareti della chiesa erano circa seicento, a due successivi furti hanno notevolmente depauperato il patrimonio. Mai trovati gli autori del furto delle campane della chiesa della Madonna dei Cenciarelli, in via del Bulagaio a Perugia o delle due grandi tele seicentesche del pittore Mattia Batini (1667-1727), rubate nella chiesa perugina di Santo Spirito.

E come non ricordare la sparizione di almeno tre collezioni pubbliche in Umbria? La prima venne rubata a Castiglion del Lago, la seconda a Bettona e la terza, la più importante, a Foligno. Era una collezione di monete d'argento scampate al bellum perusinum, ma non alle abili mani dei ladri. Nell’agosto del 1991 avvenne il furto del sangue dei santi Gervasio e Protasio, patroni di Città della Pieve portato via dalla concattedrale. Mentre i quadri della Pinacoteca di Bettona erano finiti ad abbellire la hall di un albergo in Florida.

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