Cronaca

Razzie nei capannoni pignorati e in aziende fallite, in tre sotto processo per furto di rame e macchinari

Colpi in quasi tutta la provincia di Perugia: portati via oltre due chilometri di cavi elettrici industriali, ma anche computer, generatori e abbigliamento da lavoro

Individuavano capannoni, stabilimenti commerciali o industriali, per lo più in disuso o oggetto di pignoramento, e poi rubavano tutto quello che c’era dentro: dai cavi elettrici al rame, dai macchinari alle vetture. In tre, difesi dagli avvocati Teresa Giurgola, Cristina Zinci e Nicola Di Mario, sono finiti davanti al giudice per il reato di associazione per delinquere finalizzati a compiere furti.

Secondo la ricostruzione dell’accusa i tre, un italiano e due rumeni, “effettuavano preventivi sopralluoghi” e “tenendosi in contatto tra loro a mezzo telefoni cellulari” facevano i colpi. Alla banda partecipava anche un quarto uomo, che fungeva dal “palo” e che ha scelto un rito alternativo, uscendo dal procedimento principale.

Una volta entrati nella proprietà il terzetto, “individuata e manomessa la cabina elettrica”, provvedeva a dissotterrare e tranciare i cavi, “asportando anche l’utensileria da lavoro presente” nella fabbrica. La refurtiva veniva nascosta nel garage di uno dei tre, in attesa di essere rivenduta.

Refurtiva composta da 100 chili di rame, un carrello porta attrezzi, 5 monitor piatti e relativi computer, scaffalature di metallo, cavi elettrici industriali per centinaia di metri, un misuratore laser, griglie di rame, una recinzione perimetrale smontata, un videoregistratore, un compressore, una bilancia industriale, un furgone, un compressore e un generatore elettrico, attrezzi e abbigliamento da lavoro e un martello pneumatico. In base alle denunce di furto presentate, risulterebbero rubati 2 chilometri di cavi elettrici industriali e quasi 10 quintali di rame.

I furti sono stati commessi a Perugia, Corciano, Umbertide, Torgiano, Assisi e Magione.

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