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Sabato, 22 Gennaio 2022
Cronaca Passignano sul Trasimeno

Timbrava il cartellino, ma poi andava a fare spesa o tornava a sistemare casa: a giudizio dipendente comunale

La donna è accusata di truffa aggravata ai danni dell'ente, falsa attestazione della presenza in servizio e truffa informatica

Avrebbe timbrato l’ingresso in ufficio, ma poi sarebbe andata al centro commerciale, in diversi negozi oppure a casa sua.

Una dipendente del Comune di Passignano sul Trasimeno, difesa dall’avvocato Alessandro Vesi, è accusata di truffa aggravata ai danni dell'ente, falsa attestazione della presenza in servizio e truffa informatica per avere “mediante artifìzi e raggiri consistiti nell'effettuare illecite timbrature nel sistema elettronico ‘marcatempo’ sia in ingresso che in uscita e nell'intervenire sul medesimo sistema senza le prescritte autorizzazioni del dirigente competente preposto, intervenendo senza diritto sui dati contenuti nel sistema informatico pertinente alla propria scheda contenente le timbrature elettroniche associate, così da attestare falsamente la propria presenza in ufficio sia nell'orario di ufficio che nella fascia oraria di lavoro straordinario, salvo poi allontanarsi dal luogo di lavoro, o, ancora, attestando contrariamente al vero l'uscita per servizio”. Il Comune di Passignano non si è costituito parte civile.

L’indagine era stata svolta dal Corpo intercomunale di polizia municipale Trasimeno Nord-Est e nella primavera del 2015 era stato posizionato un rilevatore Gps nascosto nell’utilitaria dell’indagata. Gli elementi di prova sono costituiti da strisciate del badge, fotografie della polizia municipale, controllo degli spostamenti tramite gps, risulta che la donna in più occasioni “si allontanava dal posto di lavoro, spostandosi con il veicolo privato percorrendo anche oltre 20 km di distanza, assentandosi in alcuni casi anche per due/tre ore consecutive, al fine di eseguire acquisti in numerosi negozi e centri commerciali o per svolgere altre attività private”.

Secondo la difesa le assenze (tipo “la sosta presso il centro commerciale Iperconad del Quasar Village” effettuata “per acquisti connessi agli eventi di rappresentanza del 16 maggio e della visita pastorale del Cardinal Bassetti del 6 giugno” oppure che “la sosta presso la propria abitazione potrebbe essere stata effettuata in ogni caso per ritirare materiale di lavoro (quali avvisi per eventi di rappresentanza che, di regola, si consegnano personalmente presso gli esercizi commerciali del paese) e presso Eurospin per consegna degli avvisi stessi), non risultano “in alcun modo comprovate” e che “le numerose uscite incontrollate fossero finalizzate alle incombenze proprie dell’incarico di ufficiale elettorale”. Il segretario comunale stesso aveva dichiarato “di non aver mai firmato autorizzazioni a modifiche o inserimenti manuali per giustificazioni presentate”.

Per la Procura di Perugia sussisterebbe un “ingiusto vantaggio di 532 euro” derivante dalle “illecite timbrature” e dalle false attestazioni della presenza in ufficio anche nella “fascia oraria di lavoro straordinaria”.

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