Cronaca

Sequestro del fucile da caccia accanto al letto: "Mi serve per difendere gli animali dai predatori"

L'arma è stata ceduta dal padre al figlio, ma senza denunciare il passaggio: revocato il porto d'armi

Tiene il fucile da caccia del padre appoggiato al muro vicino al letto e scatta il divieto di detenzione delle armi e delle munizioni, con conseguente ritiro della licenza per porto d’armi per difesa personale per condotta imprudente e negligente: "Serve per difendere gli animali dai predatori".

L’uomo si è rivolto al Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria chiedendo l’annullamento del divieto di detenere armi e munizioni e della revoca del porto d’armi. Provvedimenti assunti dopo “una perquisizione domiciliare effettuata, in relazione a procedimento penale, nei confronti del figlio del ricorrente, in occasione della quale i Carabinieri prendevano in consegna un fucile da caccia intestato al ricorrente, che egli aveva affidato quindici anni prima al figlio e che costui teneva appoggiato al muro vicino al proprio letto”. Nell’occasione le forze dell’ordine provvedevano ad una denuncia per omessa custodia delle armi e ritiro cautelare delle armi e di “109 cartucce (tra cui 87 calibro 22, e 18 a palla e 4 a pallettoni calibro 12), con conseguente ulteriore denuncia per detenzione abusiva di munizioni”.

A giustificazione del tutto il ricorrente sosteneva di non vivere distante dal padre, “in zona di campagna isolata, dove vi è la necessità di difendere dai predatori il bestiame allevato” e che il fucile serviva solo per quello. Quanto alle munizioni c’era confusione sul numero riportato nei verbali on quanto “quelle ‘spezzate’ non devono essere denunciate se non superiori a 1.000, che le cartucce cal. 22 sono molto datate nel tempo e si usano esclusivamente per esercitarsi nel tiro a segno, mentre di quelle a palla, anch’esse datate nel tempo, ne erano state regolarmente denunciate 30, per cui solo 11 rimarrebbero senza denuncia”.

Per i giudici amministrativi, però, il ricorso è infondato e deve essere respinto seguendo quella che è ormai al “consolidata giurisprudenza” nel settore che afferma come spetti all’autorità di pubblica sicurezza esprimere “un giudizio di natura prognostica sulla possibilità di abuso delle armi, con riferimento alla condotta del soggetto richiedente e all'affidamento che questo può dare” e nel caso in esame spetta al prefetto “vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, denunciate ai termini dell'articolo precedente, alle persone ritenute capaci di abusarne”.

Nel caso in esame il padre aveva ceduto al figlio, 15 anni prima, il fucile, ma senza comunicare la cosa alle autorità; il figlio non aveva rinnovato la licenza di caccia e deteneva munizioni non denunciate. Tutti elementi che concorrono “a fondare un giudizio di inaffidabilità all’uso e detenzioni delle armi”.

Ne consegue il rigetto del ricorso e la conferma degli atti della Prefettura di Perugia.

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