Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

"Frode carosello" da quasi 8 milioni di euro con le auto importate: 26 concessionarie nei guai

Avviso di conclusione delle indagini da parte della Procura di Perugia: una società perugina gestiva il presunto raggiro dell'Iva non versata allo Stato e mai dichiarata

La Procura di Perugia ha chiuso le indagini in merito ad una presunta “frode carosello” che ha riguardato centinaia di auto importate e vendute senza pagare tasse e Iva, per una probabile evasione fiscale di 7 milioni e mezzo di euro. Con l’atto conclusivo di indagine si chiede il processo per 26 persone in rappresentanza di altrettante società e aziende che si occupano della commercializzazione e vendita di autovetture.

Secondo la Procura di Perugia una società perugina sarebbe a capo del sistema e avrebbe usufruito di fatture false emesse da concessionarie e saloni auto sparsi in tutta Italia che avrebbero agito come società interposte per realizzare la frode. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Diego Florio, Patrizia Pugliese e Francesco Crisi.

Per l’accusa “i potenziali acquirenti di veicoli” avrebbero visionato i modelli di auto “da acquistare sui siti internet riconducibili alle interposte, di fatto soggetti economici del tutti inesistenti” che si presentavano come “esportatori abituali” ed emettevano “lettere d’intento” per l’acquisto, salvo poi ritirare l’auto nella sede dell’azienda perugina che secondo la Procura avrebbe gestito il tutto. Sulla base di queste vendite sarebbero state emesse le fatture per scontare “un inesistente credito di imposta”. Le auto, inoltre, venivano cedute alle società interposte, e non ai clienti finali, “senza l’applicazione dell’Iva”. Solo dopo passavano ai clienti reali, applicando però l’Iva che non veniva ugualmente versata all’Erario.

Tutti gli indagati avrebbero conseguito “un illecito beneficio fiscale derivante dalla mancata applicazione dell’Iva a debito sulle fatture emesse” che non veniva contabilizzata nella dichiarazione annuale dei redditi. Questo sarebbe avvenuto tra il 2014 e il 2019 e avrebbe riguardato centinaia di auto vendute per un danno di almeno 7 milioni e mezzo di euro per lo Stato tra Iva evasa e quella non versata.

Secondo l’accusa, inoltre, gli indagati avrebbero “mantenuto alta l’Iva a credito potenzialmente utilizzabile per compensazioni d’imposta” e venduto le auto a “a prezzi inferiori a quelli di mercato grazie alla mancata esposizione, contabilizzazione e riversamento dell’Iva nei vari passaggi della frode”, di fatto “drogando” il mercato e facendo concorrenza sleale.

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