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Sabato, 15 Giugno 2024
Cronaca

Perugia, vende la pastiera come fresca, ma era congelata: commerciante condannato per frode

I controlli dei Carabinieri del Nas avevano scoperto che i prodotti di pasticceria trovati nel bancone erano realizzati con prodotti surgelati o congelati, ma non era segnalato alla clientela

La presenza non segnalata di alimenti congelati o surgelati nel bancone dei freschi configura il reato di tentata frode in commercio.

Il titolare di una gastronomia è stato condannato a 2 mesi di reclusione e 100 euro di multa per frode in commercio, avendo venduto prodotti di pasticceria surgelati, ma senza indicarlo ai clienti, vendendoli per freschi.

Il commerciante ha presentato ricorso per Cassazione affermando che “l'unico prodotto industriale di cui al banco vendita sarebbe stata una ciambella, per la quale non era indicata la natura artigianale al 100%”, mentre gli altri prodotti dolciari sarebbero stati di provenienza artigianale, “in particolare la pastiera, come da apposita autocertificazione HACCP della società di provenienza. Inoltre, la natura surgelata o congelata di prodotti esposti sarebbe stata indicata nelle apposite etichette nonché in cartelli dei contenitori di esposizione”.

Per il commerciante, quindi, ci “sarebbe stata corretta illustrazione delle caratteristiche dei medesimi”.

I giudici di Cassazione, nell’esaminare il ricorso, hanno ribadito un principio generale, e cioé che “la detenzione di alimenti congelati o surgelati all'interno di un esercizio commerciale, senza che nella lista delle vivande sia indicata tale qualità, integra il reato di tentativo di frode in commercio, atteso che tale comportamento è univocamente rivelatore della volontà dell'esercente di consegnare ai clienti una cosa diversa da quella pattuita”.

Quanto al caso in esame “gli esiti degli accertamenti svolti dai Carabinieri del Nas di Perugia e le dichiarazioni in proposito rese da un teste esaminato” hanno ben illustrato i fatti: “i cartoni contenenti i prodotti dimostrano il carattere congelato, all'origine, dei beni, e come tale nient'affatto artigianale, come invece genericamente illustrato con apposito cartello sul bancone di esposizione, così dando adeguata illustrazione della sussistenza dei requisiti di quanto contestato”.

Il sistema HACCP, scrivono i giudici, “è uno strumento teso a conseguire un livello più elevato di sicurezza alimentare, non attiene al singolo prodotto, non coincide necessariamente ed esclusivamente con beni non congelati”.

Ne consegue che il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato anche al pagamento di 3mila euro alla Cassa delle ammende.

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